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Livorno

Monteburrone, la Forestale in Comune

Monteburrone, la Forestale in Comune

Identificati tutti gli assessori che facevano parte della giunta nel 2008: nel mirino una decisione sulla destinazione del sito

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LIVORNO. Assessori e sindaco identificati uno a uno, con formale richiesta di documento, come da prassi. Gli ispettori del Corpo Forestale si sono presentati ieri pomeriggio in Comune per accertamenti sull’inchiesta riguardo l’ex cava di Monteburrone, in viale del Tirreno. Gli agenti, comandati da Luca Barattini, hanno identificato i membri della giunta in carica nel quinquennio 2004-2009, a partire dal primo cittadino Alessandro Cosimi, fino agli 11 assessori alcuni dei quali tuttora impegnati nell’amministrazione.

Coloro che non hanno più incarichi in Comune, sono stati invece identificati nelle rispettive abitazioni. Nel mirino ci sarebbe una decisione di giunta che risale al febbraio 2008 (un apprezzamento del rapporto presentato dagli uffici) e che riguarda l’intervento di “ripristino ambientale” per il sito di proprietà di Antonio Canaccini e gestito dalla ditta Gaetano Bellabarba & C come impresa esecutrice. L’ex cava è sotto sequestro dallo scorso febbraio quando la Forestale, su mandato dalla Procura, ha apposto i sigilli per il sospetto conferimento nel terreno di materiale non autorizzato. Tre sono gli indagati: proprietario, gestore e direttore dei lavori.

In particolare, sono due i fattori su cui si è concentrata l’attenzione degli investigatori: da un lato il tipo di materiali portati nella ex cava; dall’altro il tipo di attività svolta all’interno.

Riguardo al primo punto, bisogna dire che in base alla destinazione urbanistica dell’area, cambia il tipo di materiale che può essere portato dentro. Secondo la Forestale, data la delicatezza ambientale della zona, all’interno dovrebbero finire solo materiali di classe A, una sorta di “inerti di prestigio”, e non detriti tipo B che effettivamente sono finiti all’interno, come dimostrato dalle analisi dell’Arpat.

Per quanto concerne invece l’attività svolta nel sito, secondo la destinazione d’uso l’ex cava poteva essere usata solo come deposito di terre e detriti provenienti da lavori pubblici. E, pur essendo possibile effettuare degli scavi, come da autorizzazione del Comune, poi quei materiali non potevano essere venduti ma solo scavati e accumulati, altrimenti il sito si sarebbe trasformato in una vera e propria cava e non in “ripristino ambientale”. Ma che fine faceva il materiale scavato? È questa la domanda a cui la Forestale sta cercando di rispondere. Nei mesi scorsi, per decisione della pm Antonella Tenerani, due consulenti hanno eseguito delle verifiche in loco. Dal canto suo Fabio Canaccini, uno dei proprietari, ha sempre dichiarato di essere convinto di aver lavorato bene e nel rispetto delle autorizzazioni. «Siamo stati identificati formalmente nell’ambito dell’inchiesta su Monteburrone - conferma Paola Bernardo, assessora comunale a commercio, turismo ed edilizia privata - Non sono stati notificati atti o avvisi di garanzia. Al momento non conosciamo i fatti di indagine e le eventuali ipotesi di reato perseguite dall’autorità giudiziaria».

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