Toscana
Bidoni tossici, il recupero slitta di altre tre settimane
I cassoni stagni sono ancora in costruzione a Trento. E viene rivoluzionato il calendario: prima le ricerche (ma non subito)
LIVORNO. Dimenticatevi la data del 10 maggio, del 12 o del 14. Le diffide della capitaneria e le ferree dichiarazioni della Regione resteranno solo parole. Le operazioni di recupero dei bidoni non inizieranno prima di tre settimane. Tradotto: nei primi giorni di giugno. Il motivo è semplice: i cassoni stagni che saranno calati a 450 metri di profondità per raccogliere i fusti, non saranno operativi prima di quella data.
Operativi significa finiti, testati in fabbrica, omologati dal Registro navale italiano, trasportati a Livorno, imbarcati sulla nave Sentinel (se ci sarà), nuovamente testati in una simulazione in mare. Tempo stimato una quindicina di giorni abbondante. Ma dato che a quanto pare il calendario è stato nuovamente ribaltato e si procederà prima a un’altra fase della ricerca e poi al recupero, i bidoni resteranno sui nostri fondali per almeno altre tre settimane. Con tutti i rischi che questo comporta.
E così non bastava il caos legato al contratto d’affitto della Sentinel, la nave individuata per il recupero, che ancora ieri restava un giallo irrisolto (ne parliamo nell’articolo in fondo alla pagina). Ora, alla telenovela dei bidoni, si aggiunge anche il ritardo nella costruzione dei cassoni. Che - va detto - è legato all’effettivo tempo necessario per la progettazione e la costruzione di questi particolari contenitori inventati ad hoc per l’operazione al largo di Calambrone, ma che rappresenta comunque l’ennesimo slittamento dei tempi rispetto al cronoprogramma presentato da Grimaldi alla capitaneria. E che sommato a tutte le lentezze di questi mesi, assume il sapore della beffa.
La notizia, tanto per cambiare, non proviene dalle fonti istituzionali che dovrebbero informare i livornesi sull’evolversi della situazione. Stavolta arriva al Tirreno da Gardolo, pochi chilometri fuori Trento, sede della Impresub, dove si sta lavorando da oltre un mese alla costruzione di dodici cassoni.
«Tutto il macchinario è ancora in fase di costruzione, ma siamo a un ottimo stato di avanzamento», spiega Egidio Ibba, direttore operativo di Impresub, società leader a livello internazionale in servizi a strutture petrolifere offshore e in attività sottomarine, punto di riferimento delle varie procure italiane per il recupero di relitti, il più noto quello della motovedetta albanese carica di immigrati affondata nel 1997 dopo essere stata speronata nel canale d’Otranto dalla corvetta Sibilla della Marina militare.
«Si tratta di un’operazione molto delicata e mai effettuata prima d’ora - continua Ibba -. L’obiettivo è quello di calare i cassoni sui fondali, riempirli ognuno con cinque, sei fusti e a quel punto chiuderli, ritirandoli in superficie con l’acqua, senza che niente di ciò che vi è contenuto possa disperdersi in mare. Una volta a bordo, resteranno sigillati e portati in centri di smaltimento evitandone il contatto con l’aria. Abbiamo una decina di giorni di lavoro per ultimare cassoni e benne. Terminato il lavoro, dovremo avere il via libera del Rina che certificherà la loro tenuta stagna. Poi trasporteremo tutto a Livorno per l’imbarco sulla Sentinel e per un test in mare. Proprio in questi giorni è in arrivo dalla nostra sede in Egitto, un Rov da 150 cavalli che ci permetterà di sollevare i fusti senza problemi e fare tutti movimenti necessari a 450 metri di profondità».
Stando così le cose, il recupero dei 95 fusti individuati a nord di Gorgona dovrebbe partire dunque tra una quindicina di giorni. Ibba spiega però che l’operazione slitterà ulteriormente: «E’ stato deciso di procedere con un’indagine su un’area più estesa per cercare ulteriori fusti. D’altra parte è logico prima approfindire la ricerca per cercare di trovare altri bidoni e poi dare il via alla fase di recupero. I tempi? Tra due settimane potremmo partire con le ricerche, tra tre con il recupero». Risultato: alla fine si rispetterà il piano di Grimaldi (prima la ricerca poi il recupero) facendolo però slittare di almeno un altro mese sul cronoprogramma. Cioè 165 giorni dopo l’incidente. Tantissimo considerando che ogni minuto perduto là sotto, potrebbe causare una catastrofe.
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