Il Tirreno

Livorno

«Cassa integrazione per un altro anno ai 134 di De Tomaso»

di Juna Goti

La richiesta dei sindacati mentre esplode la grana del Tfr Mancano due milioni e mezzo di euro versati dai lavoratori

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LIVORNO. I sindacati chiederanno il prolungamento della cassa integrazione anche per l’intero 2013 per i 134 lavoratori della De Tomaso, messa in liquidazione pochi giorni fa.

La notizia si è sparsa ieri mattina dalla sede della Fiom livornese, mentre a Torino (sede dell’altro pezzo del progetto per costruire auto di Lusso) era in corso una protesta dei lavoratori davanti alla sede della Regione Piemonte.

I lavoratori, dopo un periodo di cassa integrazione per ristrutturazione, sono finiti tutti in cassa per crisi. La copertura è valida fino a dicembre. «Ma per il 2013 – conferma il segretario della Fiom, Enrico Pedini – chiederemo il prolungamento degli ammortizzatori sociali. Siamo infatti in una situazione particolare, la società ha chiesto il concordato preventivo, potrebbe esserci il fallimento e in questa fase i lavoratori devono restare legati all’azienda. In più c’è un accordo firmato nel 2009 con il ministero del Lavoro per la reindustrializzazione e la ricollocazione dei dipendenti ex Delphi».

Intanto, fa sapere, «abbiamo avviato un tavolo con le istituzioni locali per attivare anche tutti gli strumenti atti alla collocazione individuale dei lavoratori».

L’esponente della Fiom parla mentre segue a distanza la protesta davanti ai cancelli della Regione Piemonte: entro una decina di giorni, i sindacalisti livornesi dovrebbero incontrare i colleghi di Torino per verificare eventuali percorsi comuni.

«La vicenda Rossignolo – riprende Pedini – ci lega a Torino. E qui, con la richiesta di liquidazione volontaria della società, ci dovremo attivare per il recupero del Tfr e delle ultime tre mensilità. È chiaro che se il ministero ci proponesse una soluzione insieme a Torino non saremmo contrari».

Ma ecco un altro tasto dolente che rischia di trasformarsi nell’ennesima beffa: a dovere ancora riscuotere gli ultimi stipendi sono i dipendenti - per lo più impiegati - assunti per primi nello stabilimento di Guasticce, mentre di Tfr, riferisce Pedini, gli operai devono avere in media circa 20mila euro. Ma c’è anche chi arriva a 40mila. In tutto fanno oltre 2 milioni e mezzo di euro. Dove sono? Se non paga Rossignolo chi lo fa? «Se ci sarà il fallimento della società – risponde Pedini – l’Inps attiverà il fondo di garanzia per liquidare i lavoratori».

Intanto, ieri, l’imprenditore torinese con il sogno delle auto di lusso ha scatenato nuove polemiche. «La vicenda De Tomaso – ha dichiarato alle agenzie di stampa Gian Luca Rossignolo, uno dei figli di Gian Mario – è l’emblema della mancanza totale di politica industriale operata dalla Regione Piemonte dopo le elezioni amministrative del 2010. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, una miriade di aziende in crisi che rischiano di fallire o chiudono impianti per trasferirsi altrove». E ancora: «Il piano industriale alla base dell’operazione di riconversione dello stabilimento ex Pininfarina prevedeva contributi regionali e finanziamenti bancari per circa 30 milioni che non sono stati confermati dalla nuova amministrazione e dagli istituti di credito inizialmente coinvolti. In questo Paese è prassi comune sottrarsi alle responsabilità».

Gli ha risposto per le rime l’assessore allo Sviluppo economico del Piemonte, Massimo Giordano: «Credo che la pazienza di questo governo con la famiglia Rossignolo sia stata tanta e mal riposta. Per mesi abbiamo ascoltato fumose ipotesi di partenariato e altrettanto fumose richieste di sostegno senza un progetto reale».

Preoccupati anche i sindacati che ieri mattina, dopo la manifestazione, hanno incontrato i vertici delle istituzioni piemontesi. «Non ci sono ancora proposte - riferisce Federico Bellono (Fiom) - a quanto ci risulta l’azienda non ha ancora presentato neppure la richiesta di concordato preventivo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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