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Cosimi: «Concordia ok ma non sia un disastro»

di Juna Goti
Cosimi: «Concordia ok ma non sia un disastro»

Il sindaco vuole garanzie su ambiente, tempi e futuro di Porta a Mare «Abbiamo dato la disponibilità ma non ci faremo dettare la linea da Rossi»

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LIVORNO. «Non ci faremo dettare la linea da Rossi, cosa si fa di Livorno lo decide questo consiglio comunale. Col presidente della Regione abbiamo un ottimo rapporto e non abbiamo bisogno di accreditarci politicamente. Insomma, possiamo anche dirgli di no. Il punto è avere una strategia perché la Concordia diventi un'opportunità - termine che va usato con cautela considerando che ci sono più di 30 vittime - e non un problema: la vogliamo, a patto che ci siano garanzie che consentano alla città di crescere». In consiglio comunale il sindaco Alessandro Cosimi non dice no all'ipotesi di smantellare a Livorno il gigante naufragato al Giglio. Ma mette mille paletti perché l'operazione non diventi - usa proprio queste parole - un «disastro complessivo».

«Se la nave diventasse un problema ambientale o restasse cinque anni in porto sotto sequestro – ripete – la responsabilità sarebbe nostra». Ecco perché il sindaco chiede garanzie almeno su tre punti. Il primo riguarda i dragaggi: la grande porta auto che si è arenata venerdì davanti al faro ha riacceso la spia rossa sui fondali all’imboccatura sud. La richiesta è che gli escavi stiano dentro un progetto di protezione civile che consenta di agire in regime di emergenza e quindi più in fretta. Poi le garanzie ambientali, considerando che oggi la Concordia è una città fatta di 45mila tonnellate di rifiuti speciali. «Queste tonnellate – ripete – avranno bisogno di un trattamento speciale, così come i liquidi all'interno e lo smontaggio: lavorazioni tutt'altro che semplici». Da ultimo, ma centrale, le garanzie sui tempi, «perché non possiamo rischiare che resti quattro o cinque anni ferma in porto, sotto sequestro».

Ed ecco il nodo centrale: il sindaco dice che «il lavoro di Azimut è il futuro» e che l’operazione Concordia «deve essere compatibile con Porta a Mare, che non è solo case, ma un progetto industriale». Insomma: guai a mettere in discussione quello che già c’è, con le stesse parole usate dalla Fiom qualche giorno fa.

In consiglio si ripercorrono le tappe del progetto di Titan-Micoperi, il pool che ha vinto la gara per rimuovere la nave attraverso la realizzazione di 32 cassoni da centinaia di tonnellate ciascuno. «Entro fine maggio – ripete – dovrebbe essere completata la progettazione, entro ottobre la costruzione della strumentazione ed entro il 31 gennaio il ministero vuole portare via la nave dal Giglio. Piombino sarà il cantiere logistico, Carrara potrebbe fare i cassoni e Livorno prendere il relitto galleggiante per lo smantellamento». L’Authority, riferisce Cosimi, pensa alla radice della Darsena Toscana, dove è rimasto a morire il Moby Prince.

Il sindaco riconosce che in ballo ci sono 200 milioni di euro «che potrebbero servire all’economia di questa città e all resto della costa». Ma sottolinea anche che solo la prima parte del progetto, ovvero la rimozione, è finanziata, «la seconda o è a carico delle assicurazioni o comunque per ora non ha copertura». «Abbiamo dato nostra disponibilità – chiude – con le garanzie dovute. Ci interessa che il lavoro venga a Livorno, ma ci interessa anche che non sia un disastro complessivo. Per questo chiediamo che a seguire il percorso sia un commissario della Regione, con un general contract per far lavorare le realtà locali».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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