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«Il bimbo ha l’acetone». Ma era una polmonite
Il piccolo (4 anni) è stato rimandato a casa dal pronto soccorso e da pediatria con la diagnosi di acetone e virus intestinale. A Pisa il ricovero d’urgenza: la lettera denuncia del padre
LIVORNO. Febbre a quaranta, vomito, dolori alla pancia: al pronto soccorso di Livorno e in pediatria gli diagnosticano “acetone” e virus intestinale. All’ospedale di Pisa, dove i genitori lo portano disperati, salta fuori che ha una grave polmonite e lo ricoverano d’urgenza.
Il piccolo ha quattro anni. Oggi sta bene, è stato dimesso dall’ospedale e fra pochi giorni - dopo un mese e mezzo di assenza - potrà tornare all’asilo. Ma i genitori sono «arrabbiati e disgustati per quella superficialità che ha messo a rischio la salute di nostro figlio».
A raccontare ciò che avvenuto è il papà del bambino, Giuseppe Conti, in una lunga lettera inviata al Tirreno. «La sera del 22 marzo – scrive – mio figlio di quattro anni viene colto da una crisi di vomito. È chiaramente provato, ma riesce ad addormentarsi. Il mattino seguente gli viene la febbre a 39 e mia moglie e io cerchiamo di combatterla con la tachipirina: dopo l'assunzione del farmaco la febbre cala, ma solo di un grado e mezzo, per poi risalire». «Pensiamo che si tratti di un virus intestinale – continua – anche perché il piccolo accusa forti dolori alla pancia. Aspettiamo che passi, cercando nel frattempo di tenere bassa la temperatura».
Conti è un operatore socio-sanitario (38 anni, lavora al Frediani), la moglie è laureata in scienze infermieristiche. Non sono i classici genitori che corrono al pronto soccorso per niente. Il sabato mattina, quando la febbre sfiora ancora i 40 gradi, chiamano il pediatra dell’Asl, «ma non c'è, la sua segretaria ci dice che è irreperibile». Così contattano un amico medico che suggerisce il trasporto al pronto soccorso. Il piccolo ci arriva domenica. «Facciamo però il "grosso errore" – racconta il padre – di dargli una nuova supposta prima di uscire di casa, così quando arriviamo la febbre è scesa. Facciamo poca fila: per fortuna i bambini passano prima. Il medico di turno lo visita, lo ascolta e gli tasta la pancia. Gli riferiamo il decorso della malattia. Lui lo tasta un altro po' e sentenzia: acetonemia con un ammasso di feci nel colon». Questa sarebbe la causa del dolore. «Il medico – scrive il papà – ci fa anche per due volte il segno sull'avambraccio con la mano a taglio per evidenziare quelle che secondo lui sono le dimensioni del fecaloma. Torniamo a casa con la ricetta per la diagnosi. Ma al nostro amico pediatra, contattato al telefono, le cose non quadrano e ci consiglia di andare di corsa in pediatria».
I genitori ripartono e «dopo lunga attesa e molta insistenza da parte nostra non avendo la richiesta del pronto soccorso», riescono a farlo visitare da una dottoressa: «Lo ascolta e gli tasta la pancia, fa la prova dell'acetonemia trovandolo positivo come il collega». Anche per lei, insomma, è l'acetone la causa principale del dolore con in più, riferisce Conti, «una probabile intossicazione virale all'intestino».
E il bimbo torna a casa per la seconda volta. «Beh – ironizza con amarezza il padre – non ci crederete: mio figlio lunedì ha ancora la febbre altissima. Così, disperati, decidiamo di caricarlo in macchina e partire per Cisanello». Al pronto soccorso pediatrico gli trovano subito una polmonite aggravata - come mostrano le lastre – da un’estesa pleurite al polmone destro: «Ecco da dove veniva il dolore: altro che fecaloma e virus intestinale...».
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