Gioco
«Eravamo tutti in aula iniziarono a bombardare»
Al Mercato gli alunni intervistano gli ex alunni. Ne esce un libro Cuore in livornese «Volavano bacchettate e anche qualche schiaffo. E che freddo senza stufa»
LIVORNO. Nella foto in bianco nero erano due ragazzini coi pantaloncini e il grembiule nero. Venerdì, Franco Ciabattari e Mario Marengo, a distanza di cinquant'anni, sono due pensionati che insieme sono venuti a raccontare le loro esperienze vissute alla scuola Benci.
Ha suscitato entusiasmo e partecipazione l'iniziativa "Andavo alle Benci", nata dall'idea delle maestre Anna Cioni e Simonetta Filippi e dei loro piccoli studenti della quinta A per raccontare la storia e i cambiamenti di Livorno, attraverso le testimonianze degli ex allievi di uno degli istituti più antichi della città.
Entusiasmo e partecipazione che hanno creato una fila continua allo stand allestito al mercato centrale, dove i bambini e le loro maestre hanno intervistato le tante persone che hanno voluto dare il loro contributo, portando foto e raccontando le loro esperienze. E l’occasione ha fatto incontrare persone che non si vedevano da anni, ex alunni oggi coi capelli bianchi e le avventure di una vita alle spalle, che d’un tratto sono tornati indietro nel tempo, a quei tempi magici in pantaloni corti. A scambiarsi ricordi, episodi piccoli ma indimenticabili.
Tra i ricordi più ricorrenti c'è sicuramente il freddo nelle aule: «Tra le mie compagne c'era una bambina che proprio non era portata per lo studio - ha raccontato Giovanna Bachini, studentessa dal '55 al '59 - Era però l'unica in grado di accendere la stufa a legna: per questo la maestra le dava sempre ottimi voti». Sono in tanti a ricordare invece le bacchettate sulle dita: «Non solo quelle, un mio compagno prese addirittura uno schiaffo. Lo raccontò al padre che il giorno dopo lo rese all'insegnante!», dice Mario Marengo, alle Benci negli anni '50.
Non mancano le testimonianze del tempo di guerra: «Ho sempre negli occhi i sacchi di sabbia all'interno dell’edificio - racconta Gino Ramagli - ero a scuola quando ci fu il primo bombardamento. Scappai a casa e subito dopo sfollammo a Montenero». Anche il refettorio è rimasto scolpito nella memoria degli studenti di allora: «Non potrò dimenticare il sapore delle tavolette di marmellata Zuegg che ci davano», ricorda Giancarlo Favilla, anche lui alle Benci negli anni '50. «Da una parte ci sentivamo privilegiate perché fortunatamente non ne avevamo bisogno - continua Donatella Agatensi, che iniziò le elementari nel '53 - Ma dall'altra eravamo escluse, in quanto non pranzavamo insieme alle compagne».
Flash di una scuola che non c'è più, come le classi divise per sesso: «Entravamo addirittura da due ingressi separati: uno davanti e l'altro dietro l'edificio - Marisa Santini, classe 1923 - Una volta fui chiamata in classe di mio fratello che non si sentiva bene. Quando mi trovai lì mi emozionai e divenni completamente rossa».
Tutte le interviste realizzate, con le foto raccolte, i registri e le pagelle trovati negli archivi, formeranno alla fine del progetto una pubblicazione.
Chi volesse contribuire può farlo ancora martedì 8 e venerdì 18 al mercato centrale a partire dalle 10.30.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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