Il Tirreno

Livorno

«Ville abusive a Montenero» Sigilli a 32 immobili, 23 indagati

di Federico Lazzotti
«Ville abusive a Montenero» Sigilli a 32 immobili, 23 indagati

A distanza di quattro anni dall’inizio dell’inchiesta ieri mattina all’alba è scattato il maxi blitz Il pm contesta a professionisti, proprietari e dipendenti pubblici di aver costruito in zona vincolata

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LIVORNO. La collina d’oro che con un’occhio guarda il mare e con l’altro il Parco delle Colline e si estende tra Montenero e il Castellaccio, adesso trema: trentadue ville sequestrate, ventitré persone indagate per falso ideologico commmesso da pubblico ufficiale, lottizzazione abusiva e l’edificazione su aree sottoposte a vincolo. Secondo la Procura «nei rispettivi ruoli – si legge nell’ordinanza – avrebbero progettato, richiesto, autorizzato e realizzato opere in violazione dei vincoli paesaggistici o in difformità rispetto alle concessioni».

Tra le persone finite nei guai ci sono quattro dipendenti dell’ufficio del Comune che si occupa di edilizia privata, nove tra progettisti e direttori dei lavori e dieci propietari o committenti, otto dei quali da pochi mesi erano andati a vivere nella «casa dei loro sogni» e da ieri mattina, come scrive il giudice Giovanni Zucconi che ha firmato i sequestri: da inquilini sono diventati «custodi giudiziari».

L’inchiesta «Villette a Montenero», condotta dal pubblico ministero Massimo Mannucci, è iniziata quattro anni fa. Siamo all’inizio del 2008 quando ai carabinieri viene consegnato un esposto «molto dettagliato» dove la proprietaria di un terreno nella zona dei Fondacci, nel cuore del Castellaccio, denuncia una situazione paradossale: nonostante i vincoli paesaggistici che impedirebbero nuove costruzioni in quella zona – è il senso – nel corso degli anni ai margini della sua proprietà ha visto nascere ville a tre piani, piscine e terrazze a sbalzo sul mare.

È da questa segnalazione che partono i primi accertamenti degli investigatori. In oltre trentasei mesi di lavoro, non a caso, la polizia giudiziaria ha ascoltato i costruttori, effettuato verifiche e chiesto all'ufficio di edilizia privata del Comune spiegazioni e atti che potessero confermare o confutare l'ipotesi della Procura. «Riservandosi ogni più approfondita valutazione – spiegano poche ore dopo il blitz dal Comune – confermiamo piena fiducia nei confronti dell'operato degli uffici che, nel corso dei due anni di indagine, hanno partecipato e collaborato con gli inquirenti».

Per verificare la conformità urbanistica degli edifici, per l’appunto, è stato necessario analizzare sia il piano strutturale che il regolamento urbanistico confrontando facoltà e limiti di quelle aree. «Un lavoro lungo e delicato», dice chi ha eseguito le indagini. Non a caso, è sovrapponendo la cartina che divide l'area insediativa da quella a tutela ambientale che si è giocata buona parte dell'inchiesta. «Hanno costruito ville con giardino – sintetizza un investigatore – dove non si poteva». Presunte irregolarità disseminate in un’area ampia che abbraccia tutta la collina intorno al Santuario e comprende via dei Fondacci, via Fraschetti, via del Viperaio, via del Pino, via della Leccetta e via Ombrosa. Si tratta di pratiche – spiegano gli investigatori – riconducibili allo stesso periodo.

«In alcuni casi – si legge ancora nell’ordinanza per fare un esempio – l’abuso è stato commesso attraverso la presentazione di una falsa documentazione che attestava la conformità ai requisiti urbanistici e ambientali».

A dare una brusca accelerata all’inchiesta che nell’ultimo anno aveva invece subito un rallentamento, l’arrivo in Procura, una quindicina di giorni fa, delle due consulenze chieste dal pubblico ministero per chiarire la natura delle particelle che insistono nella zona tutelata dove sarebbero stati costruiti gli immobili considerati adesso abusivi.

È con queste risposte in mano che il pm la settimana scorsa ha chiesto al giudice il sequestro preventivo dei trentadue immobili. Sono servite circa cinque ore, tra le nove e le 14, e una trentina di militari per completare le operazioni.

E ora c’è chi giura che quella di ieri mattina sia stata solo la prima scossa, di un terremoto che potrebbe cambiare la faccia della collina in cui il mattone si trasforma in oro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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