Gioco
«Livorno non è Napoli, ora dovete demolire le opere che risultano abusive»
Un cavallo pascola in mezzo a un recinto troppo stretto per permettergli di correre. A fargli ombra, mentre mangia l’erba, ci pensa una palazzina bianca di tre piani che sembra appena finita:...
LIVORNO. Un cavallo pascola in mezzo a un recinto troppo stretto per permettergli di correre. A fargli ombra, mentre mangia l’erba, ci pensa una palazzina bianca di tre piani che sembra appena finita: al posto del tetto c’è una terrazza che guarda il mare, le vetrate riflettono la prima luce del mattino e una telecamera sopra l’ingresso in ferro protegge il cancello da estranei e scocciatori.
È in via dei Fondacci, a due passi da Parco delle Colline, nel cuore del Castellaccio, che l’inchiesta “Villette a Montenero” è iniziata, perché è qui che natura e mattone si sono avvicinati così tanto da potersi toccare senza poter convivere.
Un macchina dei carabinieri è ferma davanti a uno dei trentadue immobili sequestrati durante il maxi blitz sulle presunte irregolarità edilizie e urbanistiche nella zona. L’ordine dall’alto ieri mattina è stato semplice: «Ogni squadra si occupi di un’unità abitativa».
Dalle finestre delle case che si affacciano su uno slargo che è un passaggio obbligato per chi abita da queste parti, si intravedono gli occhi dei residenti. Un signore sulla settantina guarda il militare in divisa prendere alcuni documenti dal retro dell’auto e tornare dentro allo scheletro di mattoni a cui poco dopo metterà i sigilli.
«Sono qui dagli anni Settanta – dice – prima qua non c’era niente o quasi. Questa – va avanti indicando un complesso di case alla sua sinistra – è stata costruita solo pochi anni fa. Lo stesso vale per quel condominio arancione in fondo alla strada. Negli anni Ottanta stavo per comprarlo io, poi non se n’è fatto di niente e da un giorno all’altro hanno iniziato i lavori. È così che hanno trasformato questa zona in una specie borgo nel verde».
Intanto il proprietario del condominio sequestrato cerca di spiegare ai carabinieri che lui «è in regola con i permessi» e ribadisce di «non gradire la presenza di estranei nel suo terreno».
Se via dei Fondacci è l’anima dell’inchiesta, per trovare il cuore dell’indagine e dei sequestri è necessario attraversare un dedalo di strade sterrate, scivolare sotto la collina e immergersi in lingue di terra sempre più strette e dissestate dove di tanto in tanto si ergono muri e si intravedono giardini anziani che fanno footing.
È tra via Ombrosa, via del Viperaio, via della Leccetta e via Fraschetti che si è concentrata l’attività dei sequestri, perché è qui che negli ultimi anni è andata in scena la stragrande maggioranza dei lavori di costruzioni. La prova sono i cartelli tre metri per quattro che sponsorizzano l’acquisto degli immobili. «Colle Savolano, la casa dei tuoi sogni». Il progetto, in questo caso, è diventato realtà solo per pochi mesi. «Ci siamo trasferiti qui a inizio anno – ha cercato di spiegare ai carabinieri uno degli inquilini – adesso che facciamo?».
Qui, almeno, vetrate e giardini sono finiti, più in alto, anche ieri mattina una decina di operai stavano sulle impalcature quando i militari hanno fatto irruzione nel cantiere e fermato le betoniere. Eppure nel paradiso del mattone di lusso il cartello all’esterno prometteva che i lavori sarebbero terminati nel 2011. «Direttamente dal costruttore – si legge nell’annuncio con il disegno del progetto ultimato – capitolato prestazione di pregio».
Più in basso, in via Frascehtti, un altro condominio cerca proprietari: «Villette panoramiche – scrivono – con terrazze abitabili e giardini privati, aria condizionata, ottime rifiniture».
L’ultima tappa nel girone del mattone è in via Ombrosa dove lo scorso anno sono terminati i lavori per la costruzione di un condominio con dentro sei palazzine, alcune delle quali già vendute.
Davanti al cancello il legale della società è in attesa dell’amministratore che arriva un paio di minuti più tardi a bordo di uno scooter. «Con quello che è successo e con questa crisi – è la frase che somiglia a uno sfogo pacato – questo proprio non ci voleva». Guardando in alto, verso la collina tra Montenero e Castellaccio, arrivano anche le nuvole a fare un po’ d’ombra.
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