Gioco
Infarto fatale, usciere muore a 51 anni
Il cordoglio dei colleghi, la moglie disperata: «Da quando se n’è andato il Moro non era più lui». Lascia un figlio di 18 anni
LIVORNO. «Da quando è morto Morosini non era più lui». Un destino beffardo si è portato via Daniele Ricordati allo stesso modo del giovane giocatore amaranto, con un infarto fatale quanto inatteso. È morto così ieri mattina a 51 anni l’usciere dell’Asa, figlio dell’ex medico del Livorno calcio Mario Ricordati. Era al lavoro al suo porto quando si è sentito male. E nonostante tutti i tentativi fatti dai soccorritori della Svs per riportarlo in vita, per lui non c’è stato niente da fare.
Una morte improvvisa quella che ieri mattina ha colpito l’impiegato Asa che lavorava in via del Gazometro prima come sportellista e poi come portiere della palazzina del consiglio di gestione. Erano le 10.45 circa quando un collega è uscito dalla palazzina per una commissione, è passato attraverso la struttura dove Ricordati lavorava e l’ha visto assopito su un divanetto. «Sembrava che dormisse, non avrei mai immaginato che fosse già morto», ha detto poi il collega ai suoi compagni di ufficio. Tuttavia gli è parso strano che Daniele si fosse appisolato in orario di lavoro. E così è andato ad accertarsi che stesse bene. È stato allora che s’è accorto che Ricordati s’era accasciato e stava male. Il collega ha chiamato subito aiuto e poi ha allertato il 118, che ha inviato un’ambulanza della Svs. Ricordati è stato defibrillato quattro volte e in un primo momento il cuore ha ricominciato a battere. Ma poi, durante il trasporto in pronto soccorso, l’uomo è andato di nuovo in arresto cardiaco. E non c’è stato più modo di far riprendere il battito, nonostante il 51enne sia stato intubato e sottoposto ad adrenalina e altri trattamenti specifici. Sul posto sono accorsi tutti i colleghi e il presidente dell’Asa Fabio Del Nista, che ha assistito a tutte le operazioni di soccorso. Una morte che ha sconvolto l’intera azienda.
Ricordati viveva con la moglie Anna Menzione, originaria di Napoli, e il figlio Antonio in via della Salute ad Antignano. E pensare che appena poche ore prima di morire, alle 7.30, aveva accompagnato il figlio a scuola in via Maggi per poi recarsi al lavoro all’Asa, come faceva ogni mattina. «Da qualche giorno era strano e particolarmente stanco - dice la moglie Anna, disperata all’obitorio - Daniele era una persona ansiosa e molto sensibile. Ultimamente era sconvolto per la morte di Piermario Morosini. Martedì aveva comprato la sua maglia: lui era innamorato del Livorno». I due stavano insieme da oltre 20 anni: si erano conosciuti nel 1991 in città, dove Anna si era trasferita da un anno per avvicinarsi alle sue zie. La morte del calciatore l’aveva molto scosso. Il giorno della tragedia di Pescara, Ricordati aveva telefonato a un suo amico e collega e si era sfogato, confidandogli il suo dolore per la prematura morte del giocatore.
Il portiere dell’Asa era molto ben voluto al lavoro. Ieri in ospedale e poi all’obitorio in tanti sono andati a portargli l’ultimo saluto. Scosso il presidente Del Nista: «Siamo addolorati per la morte straziante di un lavoratore serio, umile, ben voluto da tutti». E numerosi anche i parenti e le colleghe della moglie Anna che si sono stretti alla vedova in un momento tanto drammatico. Lunedì i medici svolgeranno l’esame autoptico esterno sul corpo della vittima.
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