Italia
Una lesione al cuore ha ucciso il Moro
L’autopsia parla di miocardite. A causarla potrebbe esser stato un raffreddore. Il perito della famiglia: andava defibrillato
LIVORNO. Alla fine, come era apparso chiaro fin dall’inizio in quel sabato maledetto di Pescara, il quesito torna sempre quello: il defibrillatore avrebbe salvato Piermario Morosini? O più correttamente: se fosse stato usato il defibrillatore Morosini avrebbe avuto qualche chances in più di essere salvato?
Il dubbio che tormenta tifosi e addetti ai lavori e soprattutto su cui è concentrata l’attenzione della procura, è confermato ora dalle prime indiscrezioni emerse dall’autopsia sulla salma del giocatore amaranto.
L'esame avrebbe rintracciato un’area cicatriziale nella zona ventricolare sinistra, cioé una lesione in quella parte di cuore. Altrimenti detta miocardite. Questa lesione rafforza la probabilità di aritmie e le aritmie potrebbero aver provocato la fibrillazione ventricolare. «Da questo - continua a ripetere il perito della famiglia Morosini, Cristina Basso - nasce la nostra convinzione che Piermario andasse defibrillato». Questione che assume contorni nuovi dal fatto che l’inchiesta della procura di Pescara pare aver accertato che il defibrillatore in campo non solo non fu usato, ma non fu neanche acceso.
Per la conferma definitiva dell’esame autoptico bisognerà attendere l'esito delle analisi istologiche effettuate sui reperti, ma ci vorranno ancora alcune settimane.
Secondo l'anatomopatologo dell'Università di Chieti Domenico Angelucci - istituto presso il quale è stata effettuata l'autopsia dal medico legale incaricato dalla procura Cristian D'Ovidio - qualora la diagnosi fosse confermata, il decesso di Morosini sarebbe avvenuto «come per corto circuito».
«La corrente elettrica nel cuore va 'in una certa direzione' - spiega il medico - una eventuale infezione che provoca un danno materiale interrompe il circuito e provoca delle fibrillazioni ventricolari».
Ma dove sarebbe nata la miocardite di Morosini? E perché nessuno l’avrebbe riscontrata durante i vari controlli? L’altro grande interrogativo nato dalle indiscrezioni sui primi risultati dell’autopsia, si incentra sull’origine della lesione. Che potrebbe esser stata provocata da un raffreddore o da un mal di gola, insomma da una banale infezione. Magari accusata dal Moro pochi giorni o poche settimane prima della partita del 14 aprile. E per questo sfuggita ai controlli medico-sportivi.
La miocardite infatti può essere provocata da una infezione, la quale che avrebbe colpito il circuito elettrico del cuore. E l'aver localizzato una lesione in quell’area rafforza la probabilità di aritmie che possono aver provocato la fibrillazione ventricolare. «A noi non interessa se si chiama miocardite o altro. E’ una indiscrezione che non cambia di una virgola la questione. L’esame istologico darà un nome e un cognome alla malattia che ha ucciso Morosini, ma una cosa continua ad essere chiara: il defibrillatore doveva essere usato», insiste il perito della famiglia del giocatore, Cristina Basso. «E’ chiaro però - aggiunge poi - che si tratta anche di capire se la causa di morte poteva essere diagnosticata e dunque il giocatore non doveva scendere in campo oppure non era possibile che uno screening vedesse la lesione».
Per adesso la risposta non c’è e non è dato sapere quando Morosini possa aver contratto questa infezione e se gli eventuali controlli possano aver rilevato una eventuale anomalia, ma è lo stesso dottor Angelucci a chiarire che «spesso questi danni sono o minimi o confondibili con anomalie congenite, fino a quando il circuito non si interrompe in modo tragico».
«Esistono anche miocarditi fulminanti - aggiunge Leonardo Paloscia, il primario di cardiologia dell’ospedale Santo Spirito di Pescara che si trovava in tribuna come spettatore e intervenne in campo dopo il malore fatale al giocatore del Livorno -. Così come esistono miocarditi complicanze virali di banali inflenze. Ma finché non ci saranno i risultati completi dell’autopsia, ogni commento rischia di essere smentito dai fatti».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
