Italia
Multe, verbali e fantasia Tutte le scuse dei livornesi
Pioggia di ricorsi contro le sanzioni per eccesso di velocità e omessa cintura Ma solo una bassissima percentuale riesce a vincerli e ad evitare di pagare
LIVORNO. In bicicletta sull’autostrada. Perché no? Un appassionato delle due ruote viene pizzicato dalla polizia stradale sull’A 12. Viene fermato e sanzionato: la situazione è pericolosissima, con le vetture che sfrecciano a 130 sulle due corsie. Ma il ciclista non è convinto sino in fondo e così presenta ricorso. E nella motivazione scrive che “i cartelli stradali non erano abbastanza chiari” e che per questo motivo a lui è venuto naturale entrare in A12, peraltro superando le sbarre del casello. Faccia tosta? O autentica buona fede? Chi può dirlo. Una cosa è certa: non manca la fantasia ai livornesi. E neanche la voglia di provare a far valere le proprie ragioni. Anche nei casi più disperati. C’è chi parla di “ricorso a tutti i costi”, nel disperato tentativo di non pagare un - per quanto giusto pur sempre odioso - verbale. In ogni caso, ai livornesi piace mettersi in gioco. E così, ecco pronte carta e penna. Nel mirino: i verbali contestati sull’A12 e sulla Variante Aurelia dalla polizia stradale per eccesso di velocità, omessa cintura, guida con telefonino. Percentuale di riuscita: molto bassa. Nel 2011 le infrazioni contestate sono state 15mila (con 13.700 verbali). Coloro che hanno pagato subito le multe sono stati 9mila. Tutto il resto sono morosi. E tra le sanzioni non pagate, 4mila si stanno per trasformare in cartelle esattoriali. Il 10% circa dei multati ha fatto ricorso. Ma di questi (circa 1500 nel 2011) i contenziosi vinti sono appena 271. Il resto è stato respinto e ha intasato non poco la burocrazia. Ma vediamo cosa s’inventano i livornesi - e gli ospiti di passaggio nel territorio provinciale - per cercare di farla franca.
Il telefono per grattarsi. Sorpreso alla guida mentre parla al cellulare, sul ricorso scrive che, al contrario di quanto contestato nel verbale, il telefonino in quel momento non lo stava usando per chiacchierare bensì per grattarsi e pulirsi. Niente male.
Da Torino a Mottola per la suocera malata. «Andavo di fretta perché mia suocera aveva un forte mal di denti e aveva bisogno di me». È questa la giustificazione azzardata da un automobilista pizzicato alla guida in eccesso di velocità: partito da Torino stava andando in Puglia, in provincia di Taranto.
Di ritorno da un convegno medico. E c’è anche chi pensa che “tornare da un importante convegno medico a Roma” di notte sia un motivo sufficiente per superare i limiti di velocità e farla franca. È il caso di un medico livornese. Ottimista.
In moto senza tubo di scarico per “beccare”. Fermato in Variante su una moto a dir poco roboante: la polizia stradale scopre che al mezzo è stato tolto il tubo di scappamento. Alla contestazione, il centauro risponde così e lo mette per iscritto nel ricorso: «Senza, la moto fa più scena... e poi si becca di più».
Incinta da tre giorni. Al volante senza cintura, si giustifica così: «Aspetto un bimbo, mi fa male». E quando gli agenti le chiedono la documentazione, risponde: «Sono incinta da tre giorni, me ne sono accorta perché mi viene da vomitare».
Telefonata urgente... Sorpreso alla guida parlando al telefono, scrive nel ricorso: «Era una telefonata urgente, ma non ricordo di chi». Resta la sanzione: 152 euro e meno 5 punti sulla patente.
Il pesce mal sistemato. C’è anche chi fa ricorso per essere stato multato per avere mal trasportato derrate alimentari di pesce: invece di essere appesi o sistemati nelle cassette col ghiaccio, gli esemplari sono adagiati sul piano del cassone. Il camionista contesta e spiega nel ricorso che messo così «il pesce sta più comodo».
L’inversione audace e la fidanzata impaziente. Al casello Livorno dell’A12, incontra la coda. Allora improvvisa un’inversione ad U. Fermato e multato, redige un ricorso: «Dovevo andare dalla mia ragazza che non poteva aspettare».
Il trattore nel frigo. Un pezzo d’antiquariato nella cella frigo del tir. Multato, ricorre: «È un pezzo del ’38, va tenuto bene».
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