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Livorno

Altro che cachemire, acrilico dalla Cina spacciato per “made in Italy”

Altro che cachemire, acrilico dalla Cina spacciato per “made in Italy”

L’operazione della Guardia di Finanza in Toscana: 20 mila capi di abbigliamento sequestrati e otto persone denunciate. Le etichette erano falsificate: mentivano sul Paese di provenienza e sul materiale usato

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Oltre 20 mila capi di abbigliamento sequestrati, 8 persone denunciate e 7 macchinari sequestrati. Sono i numeri di un’operazione della Guardia di finanza del Comando provinciale di Livorno che hanno portato a termine un’operazione per la tutela del "Made in Italy". I 20 mila oggetto sono soprattutto capi di abbigliamento (quali maglieria varia e camicie) ma anche accessori vari (tra cinture, cravatte e cappelli) con una falsa indicazione della provenienza.

Le indagini per l’operazione denominata "Finto Cachemire") sono cominciate a Cecina alla fine della scorsa estate a partire da un controllo in un esercizio commerciale: la maglieria esposta in vetrina, dichiarata essere di lana cachemire, veniva venduta a prezzi fortemente "concorrenziali" rispetto a quelli mediamente praticati sul mercato. Dagli approfondimenti è emerso che quasi tutti i prodotti, etichettati con le diciture "maglione in cachemire", "lana 100%" e "lana Merinos", erano invece realizzati in fibra sintetica (nylon, viscosa ed acrilico). E che tali prodotti arrivavano da Romania e Cina, ma che le etichette venivano sostituite con la dicitura "Made in Italy".

Così sono stati sequestrati i capi che recavano etichettature mendaci circa il luogo di fabbricazione della merce e il materiale con cui erano stati realizzati. Peraltro, nel Comune pistoiese di Agliana, è stato perquisito un laboratorio al cui interno sono state rinvenute 7 filatrici industriali, utilizzate per la realizzazione di maglieria in acrilico riportante, tuttavia, la falsa etichettatura "100% pura lana vergine" ovvero la scritta "lana merinos", in procinto di essere distribuita in vari esercizi commerciali ubicati non solo in Toscana ma anche in altre aree geografiche del Paese.

Gli otto soggetti responsabili - tutti cittadini italiani - sono stati denunciati all'Autorità Giudiziaria di Livorno per i reati di frode in commercio, contraffazione e ricettazione, per aver apposto falsamente le diciture "Made in Italy" su prodotti realizzati in Romania e Cina nonché per aver indicato mendaci diciture sulla composizione tessile dei prodotti, i quali avrebbero potuto far fruttare profitti illeciti anche fino ad un milione di euro, all'insaputa di ignari acquirenti.

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