Gioco
«Concordia frenata dalla Porta a Mare delle coop rosse»
Il Pdl tifa per lo smantellamento della nave a Livorno e attacca Cosimi e la Fiom: la città doveva restare unita
LIVORNO. «La città avrebbe dovuto fare quadrato per portare la Concordia a Livorno, invece le posizioni di Cosimi e del sindacato sono state scandalose. Non prendiamoci in giro: il problema non è la compatibilità con Benetti, ma l’operazione immobiliare delle cooperative rosse». Dalla sede di piazza Grande, i vertici del Pdl tifano per l’arrivo nello scalo labronico del gigante affondato al Giglio: «Un relitto della Discordia, perché mentre governo, Regione e Authority lo vogliono, Livorno ha detto no».
«È sorprendente – interviene il coordinatore provinciale del Pdl, l’avvocato cecinese Paolo Barabino – la posizione altalenante tenuta dal sindaco, dalla Cgil e dalla Fiom. Credevamo che un sindacato facesse battaglie per il lavoro, ma forse ci sono battaglie che rendono più sensibili di altre».«Per noi – chiosa – il porto deve contemperare le esigenze di tutti: traffici e crociere. Se l’amministrazione comunale riscoprisse il gusto del bello e valorizzasse il centro (penso, ad esempio, al sistema delle fortezze) Livorno potrebbe davvero diventare un polo per le crociere. Accanto al turismo ci sono Benetti e riparatori navali: è impensabile che non possano convivere e auspichiamo che il Prg faccia finalmente chiarezza».
Ma intanto, chiude, «non si può perdere un lavoro da 200 milioni, la città dovrebbe correre per aggiudicarselo, tanto più se può diventare un volano per lo sviluppo futuro delle riparazioni. La Toscana deve essere risarcita, chi ha a cuore le sorti di Livorno e della nostra regione non può che lavorare in questa direzione».
Barabino è diplomatico, il consigliere regionale Marco Taradash si scatena: «Il problema non è la convivenza con Azimut. La verità è che la riapertura del bacino di carenaggio per la Concordia e quindi il riavvio delle riparazioni creerebbe non pochi problemi a Igd e alle coop rosse che nel 2007 hanno comprato da Azimut le aree di Porta a Mare per costruire case e uffici». Questa operazione «porterebbe a una diminuzione del valore edilizio e commerciale». «Ma quando Azimut ha comprato quelle aree per 50 milioni – polemizza - lo ha fatto a un prezzo già svalutato proprio perché ci dovevano essere i bacini».
Gli fa eco Bruno Tamburini, capogruppo di uno dei due Pdl in Comune. «Se i bacini non torneranno a funzionare – minaccia – presenterò un esposto in procura e alla Corte dei Conti, perché allora il prezzo fatto ad Azimut andrebbe rivisto».
Taradash si lascia scappare un mezzo apprezzamento per il lavoro del governatore Enrico Rossi (Pd): «Ci è voluto il presidente della Regione per provare a cogliere l’occasione, le istituzioni livornesi non hanno fatto una mossa: la Fiom ha detto no, Cosimi ha messo una lunga serie di paletti e si è sfiorato il conflitto istituzionale. Un quadro inaccettabile, di irresponsabilità: smettiamola di prendere in giro i livornesi».
Ma al di là del politichese ci sono questioni tecniche tutte ancora da chiarire. «Stando agli studi dell’Autorità Portuale – sostiene Taradash – potrebbero bastare due milioni e mezzo per riattivare il bacino grande e se la nave riuscisse ad avere un pescaggio massimo di 13 metri non dovrebbero esserci problemi. Il vero punto interrogativo è la banchina dove sistemarla prima del trasporto in bacino: in settimana i tecnici dell’Authority si riuniranno per trovare una soluzione. Ma è necessario – conclude – che la città sia d’accordo, unita, con un sindaco che faccia pressione. Che la gamba debole dell’operazione Concordia siano proprio il Comune di Livorno e il sindacato è scandaloso».
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