Gioco
«Ero in farmacia», doveva stare a casa
È la tarda mattinata di venerdì 20 aprile quando due carabinieri si presentano al numero 107 di via San Jacopo in Acquaviva e suonano al campanello di Bruno Lenzi per verificare se l’ex numero uno...
È la tarda mattinata di venerdì 20 aprile quando due carabinieri si presentano al numero 107 di via San Jacopo in Acquaviva e suonano al campanello di Bruno Lenzi per verificare se l’ex numero uno della Porto 2000 sia a casa come prevede la sentenza del giudice che lo ha condannato a quattro anni e due mesi dopo aver patteggiato le accuse di associazione per delinquere e peculato. Ma in casa c’è solo la moglie Luana. I due militari, a questo punto, chiamano Lenzi. «Sono andato a prendere alcune medicine – spiega – sto per rientrare sono davanti ai cimiteri della Misericordia».
Quando Lenzi arriva a casa i carabinieri gli notificano l’irregolarità appena compiuta. L’iter a questo punto prevede che il fascicolo sia visionato dal giudice di sorveglianza. Il magistrato impiega sei giorni per decidere. Venerdì arriva l’ordine di trasferire in carcere Bruno Lenzi che adesso – in teoria – dovrà finire di scontare i dieci mesi di pena che gli rimangono in una cella del carcere delle Sughere.
Molto probabilmente nelle prossime settimane il legale dell’imprenditore chiederà al giudice di riprendere in mano il fascicolo. Ma Lenzi già mercoledì potrebbe uscire dal carcere almeno per qualche ora. Infatti alla 10 in Tribunale è in programma la prima udienza del processo nel quale l’ex numero uno della Porto 2000 è imputato per peculato assieme al suo braccio destro Bruno Crocchi e a tre commercianti livornesi che avrebbero incassato 100 mila provenienti dalla cassa della società.
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