Il Tirreno

Livorno

Ir sabba della scampagnata

La primavera è la mia stagione preferita, ma non è sempre stato così. Infatti, nel periodo obbrobrioso che va sotto il nome di "adolescenza", anch'io ero costretta a partecipare a dei sabba...

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La primavera è la mia stagione preferita, ma non è sempre stato così. Infatti, nel periodo obbrobrioso che va sotto il nome di "adolescenza", anch'io ero costretta a partecipare a dei sabba infernali che avevano luogo ir primo maggio e denominati "scampagnata". Ancor oggi tremo di ribrezzo e terrore se ripenso alle unte aristine infilate a forza nello zaino, alla felpa di "Snuppy", ai jeans "Zevis" e alle scarpacce da tennis "Puperga" (eravamo una famiglia povera e non ci si potevan permette' tante marche). Umiliata da un abbigliamento sportivo che da sempre mi conferisce il che di una disabile psichica grave, m'infilavo con altri 100 amici nell'auto dell'unico che aveva già preso la patente e mi recavo, rigozzando ad ogni curva, in improbabili località agresti (leggi: sterpaglie). Lì il sabba aveva inizio, con giochi ansiogeni e perversi quali rubabandiera, palla avvelenata e soprattutto pallavolo, dove all'arrivo della palla addosso bisognava urlare insensatamente "Mia!!!" e ribatterla verso il campo avverso, o, come nel mio caso, verso il Nulla.

E se vi ricordate di aver partecipato negli anni '80 a una scampagnata dove una matta scappava dal campo urlando "Altrui!!!" invece che "Mia!!!', oggi lo confesso: ero io, ma non mi pento.

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