Gioco
Tutte le bidonate della storia dei bidoni
Dal fusto agganciato per caso durante una pescata agli annunci dell’arrivo della Marina ai ritardi di Grimaldi mai sanzionati
LIVORNO. «Sento parlare di un ulteriore slittamento nel recupero dei bidoni tossici individuati sui fondali a nord di Gorgona. Ma se si continua ad aspettare, quei bidoni si ritroveranno aperti. Con tutto quel che ne consegue». Il timore dell’assessore all’ambiente Mauro Grassi è il timore di tutti i livornesi: ogni minuto che passa c’è una possibilità in più che sott’acqua si scateni l’inferno.
E due interrogativi tornano a farsi largo. Perché tutto questo tempo per iniziare le operazioni di recupero dei 95 bidoni individuati 18 miglia al largo della costa di Calambrone? E perché tutto questo tempo per far ripartire la caccia ai 102 bidoni fantasma?
Le risposte ufficiali. I perché istituzionali sono arrivati e sono stati ripetuti più volte. Il primo: il recupero potrà partire solo quando saranno costruiti i contenitori stagni che a 430 metri di profondità potranno recuperare i fusti affondati. Il secondo: non c’erano navi adatte a disposizione e dunque la ricerca che doveva iniziare secondo l’ultimo piano di Grimaldi a metà aprile, è stato per forza di cose rinviato.
Lenti nella corsa contro il tempo. Ma le due risposte, è palese, non reggono. Non reggono di fronte all’entità dell’incidente (34 tonnellate di veleni depositati sui nostri fondali) e alle potenzialità economiche e di mezzi delle forze in campo (a partire dall’Atlantica, cioé Grimaldi). Non reggono, perché contengono una serie infinita di rinvii, di carenze comunicative, di malintesi tra enti. Non reggono, perché in una corsa contro il tempo come doveva essere questa partita, tutto si doveva fare fuorché prendersela con calma.
Quei ritardi continui. E invece centotrenta giorni dopo l’incidente, le impressioni sono le stesse di quando i bidoni affondarono. Pardon: di quando fu comunicato l’affondamento dei due rimorchi con i 198 bidoni, cioè 11 giorni dopo il fatto. Quali sono le impressioni? La tendenza a rendere l’opinione pubblica il meno partecipe possibile dell’evolversi della situazione e la lentezza d’azione.
I dubbi del post incidente. La lista delle incongruenze da allora è infinita. E accanto a quelle legate alle autorizzazioni del viaggio di quel camion a bordo del cargo Venezia, approdate in Parlamento con un’interrogazione della senatrice Granaiola, ci sono soprattutto quelle del dopo incidente. Partiamo dalle notizie più recenti.
Il recupero slitta. O forse no. «Sento dire che le operazioni di recupero previste nell’ultimo piano di Atlantica per il 10-12 maggio, potrebbero slittare tra il 14 e il 18 maggio», diceva preoccupato, ieri mattina, l’assessore Mauro Grassi. Vero, falso? «Non abbiamo notizie in merito, se l’assessore ne ha ce le renda note», era la risposta che poco dopo consegnava al Tirreno l’ammiraglio Ilarione Dell’Anna, comandante della capitaneria, ente incaricato di supervisionare la questione. Il dubbio però non poteva non sorgere, perché il precedente è recentissimo.
Silenzio sul rinvio. Ecco il precedente: nello stesso piano in cui si annunciava il recupero dal 10 maggio, c’era scritto che le operazioni di ricerca sarebbero iniziate attorno a metà aprile. E invece, non solo le ricerche non sono ancora iniziate, ma nessuno ufficialmente ne ha mai comunicato il rinvio. Tanto che gli stessi Comuni di Livorno e Pisa e la Regione l’hanno saputo dal Tirreno.
Altri 50 giorni di ritardo. Su quando inizierà la caccia ai 102 bidoni mai individuati - tema che pare pressante quanto quello del recupero dei bidoni già individuati - vige poi uno strano atteggiamento, quasi che l’argomento sia di secondo piano. Dopo la scoperta del rinvio, non è più stata comunicata una data. Unica cosa che si sa è che verrà utilizzato lo stesso mezzo, la nave Sentinel dell’armatore Argo di Pozzuoli, che sarà utilizzato per il recupero. Ma dato che l’utilizzo di Sentinel è annunciato solo per il 10-12 maggio, e considerando che - come spiega Dell’Anna - «la nave non potrà effettuare contemporaneamente le operazioni di ricerca e di recupero», nasce un altro interrogativo: quando partiranno le altre operazioni di ricerca? Tantopiù che il delicato intervento di recupero - se non avrà intoppi - ha una durata prevista di una trentina di giorni lavorativi e si concluderà dunque nella seconda metà di giugno. Solo da allora, cioé tra altri cinquanta giorni partiranno le ricerche di 102 bidoni fantasma?
Il mistero delle navi mancanti.Gli interrogativi si sprecano e per ora restano senza risposta: perché è stato interrotto il lavoro di Minerva Uno, la nave usata da Castalia nella prima fase della ricerca, per individuare l’altro centinaio di bidoni mancanti? E poi: se Minerva Uno aveva contratti precedenti che l’hanno portata in altri mari, possibile che in tutto il Mediterraneo non ci fosse un’altra nave da ricerca a disposizione? E che un colosso come Atlantica non sia riuscito a trovarne una?
Tre mesi aspettando la Marina. Anche la questione dell’intervento della Marina Militare resta un rebus: se ne parlava quando a gennaio arrivò il ministro Clini a Livorno, poi a febbraio quando il cacciamine Viareggio partì da Livorno per portare a termine il recupero del corpo del povero pescatore Davide Curcio. La conferma era arrivata dall’impiego di un cacciamine al largo di Gorgona a inizio marzo e dalla Regione Toscana che a metà marzo aveva annunciato la disponibilità della Marina a intervenire. «Ora - dice Grassi - la capitaneria ci comunica che ha incontrato la Marina per impiegarla nella ricerca. Mi chiedo: c’era bisogno di aspettare tutto questo per coinvolgerla?». Il dubbio è lecito: verrà mai utilizzata (aggravando chiaramente delle spese la Grimaldi)? E se sì, quando? E perché solo ora?
I ritardi dei piani. Un capitolo a sè lo meritano i ritardi nei piani presentati da Grimaldi che, a quanto si sa, mai sono stati sanzionati da capitaneria, prefettura o chi di dovere. Il primo arriva in extremis, dopo l’ultimatum del ministro Clini, il 19 gennaio (comunque un mese dopo l’incidente). Si prevedono sessanta giorni per recuperare i bidoni tossici e stabilire se ci sia stato inquinamento. A partire dal 6 febbraio. Ma i sessanta giorni passano senza nessun bidone recuperato, se non uno, il 24 marzo, rimasto agganciato per caso in una rete durante una battuta di pesca scientifica. Anche qui nessuna comunicazione ufficiale: il Tirreno lo apprende dal sito web dell’Arpat.
All’inizio tuttavia il piano dà i suoi effetti e il 15 febbraio si individuano i primi 96 bidoni. Poco dopo però le ricerche si interrompono. Il 6 aprile, scadenza dei 60 giorni, tutto è fermo. E’ appena arrivato il secondo piano, che la capitaneria attendeva il 20 marzo e invece è stato presentato il 29. Vi si prevede che a metà aprile parta la ricerca dei bidoni mancanti e che il 10-12 maggio il recupero dei bidoni individuati. Il primo appuntamento è saltato. Senza sanzioni, senza solleciti, senza nessuna presa di posizione degli enti preposti. Vediamo il secondo.
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