Gioco
Parla il centauro : «Non sono un pirata, era già caduto»
Il livornese che si era presentato martedì mattina al commissariato di Padova racconta la sua versione dei fatti che hanno portato alla morte del motociclista Andrea Ughi: giura di non essere scappato. Per ora non è indagato ma la sua versione non sembra convincere gli investigatori
Racconta di essere stato toccato dalla moto di Andrea Ughi quando lui «era già caduto» e giura di «non essere scappato» dopo l’incidente ma di «essere rimasto lungo il ponte di Calafuria» e di avere «aspettato l’arrivo dei soccorsi». Quanto tempo è rimasto? «Tanto da assistere alle prime manovre di rianimazione». Quando è giunta l’ambulanza della Misericordia di Antignano, dunque, lui sarebbe stato ancora sul posto, ma all’arrivo degli agenti della polstrada non c’era più. Si sarebbe allontanato perché «la mia Ducati non aveva subito danni».
È durato poco meno di un’ora e mezzo martedì sera il colloquio tra gli ispettori e “il centauro bianco”, l’elettricista livornese di 34 anni, che domenica pomeriggio era in sella a una Ducati Monster 698 bianca. Due testimoni avrebbero visto quella moto toccarsi con la Yamaha Fz1 sulla quale viaggiava il portuale di 46 anni deceduto dopo essere stato disarcionato sbattendo poi contro un’auto che procedeva nella direzione opposta.
Ma la versione del trentaquattrenne, che si era presentato martedì mattina alla caserma del commissariato di Padova, non convince fino in fondo gli investigatori. Ora gli inquirenti verificheranno il suo racconto, anche ascoltando i membri dell’equipaggio del 118.
Già da oggi l’elettricista - che per ora non è indagato - sarà sentito dagli investigatori. Come i due testimoni di passaggio sul Romito che hanno assistito all’incidente.
Intanto, ieri mattina, due agenti della polstrada sono andati a casa dell’uomo e hanno sequestrato la moto coinvolta nella carambola. Lo scopo della Procura è accertare se la Ducati abbia dei segni sospetti compatibili con la botta presa dalla moto della vittima. Ieri mattina il pubblico ministero Giuseppe Rizzo, che conduce le indagini, ha nominato un consulente che è già al lavoro per confrontare il racconto dei testimoni con i segni dell’impatto tra le due carene.
La frenata sospetta. L’unica certezza degli inquirenti è un segno sull’asfalto, quasi certamente una frenata, ritrovato qualche decina di metri dopo l’inizio del ponte di Calafuria andando verso Livorno. È in questo punto che Andrea Ughi avrebbe iniziato a perdere il controllo della Yamaha. Ma la domanda che si sta facendo chi indaga è il perché di quella frenata. Un paio di testimoni hanno raccontato che il portuale, padre di un ragazzo poco più che adolescente, stesse procedendo «a velocità sostenuta in mezzo alla carreggiata». Il sospetto degli investigatori è che il tentativo di rallentare sia legato alla presenza di un ostacolo improvviso davanti a sé. Forse la Ducati – è una delle ipotesi – potrebbe avere scartato la fila di auto per immettersi in mezzo alla carreggiata senza accorgersi dell’altra moto che stava arrivando. Il contatto, anche se minimo, si parla di segni sospetti trovati sulla pedalina del cambio e sul cavalletto della moto bianca, potrebbero avere poi innescato la carambola.
Le indagini. Per il momento sul registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo c’è soltanto il nome di Carlo Taddei che domenica era alla guida della Renault Clio contro la quale è finita la corsa di Andrea Ughi. “Il centauro bianco” potrebbe essere indagato per omicidio colposo in concorso e omissione di soccorso. «Dopo una tragedia simile – confida un investigatore – il dovere è quello, in ogni caso, di aspettare».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
