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Concordia, cercasi banchina in porto

di Mauro Zucchelli

Il piano di Rossi: l’utilizzo del bacino solo in seguito, l’Authority ora deve trovare altri spazi per la prima fase dei lavori

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FIRENZE. Ora il cerino torna nelle mani del presidente dell’Authority Giuliano Gallanti: in un porto che ha sempre fame di spazi, tocca a lui trovare dove piazzare il relitto della Costa Concordia, la nave del comandante Schettino naufragata all’isola del Giglio cento giorni fa.

Come anticipato ieri dal Tirreno, il governatore ce l’ha fatta a tirar fuori dal cappello a cilindro una mediazione che rispondesse ai dubbi avanzati soprattutto da Palazzo civico e dalla Cgil: guai – questo il “cuore” delle perplessità – se per mettere il Costa Concordia nel bacino grande in muratura (per quanto tempo?) si finisce per ammazzare la Porta a Mare, compreso il porto turistico nel Mediceo, e soprattutto si fa scappare Azimut Benetti, l’«unica grande industria che non ha fatto un’ora di cassa integrazione», come ripetono i metalmeccanici della Fiom.

Parla Cosimi. «È stata trovata una maniera intelligente – dice il sindaco Alessandro Cosimi – di armonizzare l’opportunità di portare questo lavoro a Livorno con l’esigenza di non fermare i piani che la città ha».

La soluzione è presto detta: nel bacino il relitto andrà solo nella seconda fase dello smantellamento, quella relativa più direttamente allo scafo e agli apparati meccanici di bordo. Prima però sarà “spolpata” di tutti gli altri materiali, ma fuori dal bacino (dove perciò potrà restare solo per il tempo strettamente indispensabile).

Cercasi banchina. Un’altra banchina; ma quale? Difficile dirlo adesso, se pensiamo a quanto ci si è accapigliati sulla nuova zonizzazione che nel Prg toglie l’Alto Fondale alla cellulosa per darlo alle crociere, che sgomitano e si “mangiano” gli ormeggi delle merci.

Altrettanto difficile che l’Authority, che pure ha caldeggiato la battaglia del presidente Rossi, ora possa cavarsela facendo lo gnorri. Anche perché nel conclave di ieri pomeriggio a Firenze è balzata agli occhi la nuova strategia del governatore: non è più solo un suo pallino, questo del Concordia da smantellare in Toscana, ma una battaglia in cui ha impegnato la “santa alleanza” di tre città (con Livorno ci sono anche Piombino e Carrara). Non solo gli enti locali, come da copione, ma anche le Autorità portuali. E non solo le istituzioni, ma attraverso di esse anche la mobilitazione del know how di imprese e lavoratori. Per non girarci intorno: è la Toscana nel suo complesso – nei Palazzi delle istituzioni come nelle officine e nelle fabbriche – a mettere in gioco la propria faccia come capacità manifatturiera. Possibile che il porto possa dire: arrangiatevi?

Il forfait di Gallanti. Il numero uno dell’ Authority, ha un consolidato feeling con il governatore Rossi. Ma ieri era a Cagliari per un summit di Assoporti e non era all’incontro fiorentino, dove invece sono arrivati il sindaco Alessandro Cosimi e il presidente della Provincia Giorgio Kutufà: l’istituzione portuale livornese era rappresentata dal segretario generale MassimoProvinciali e dal dirigente Giovanni Motta.

Ma quando il Concordia lascerà l’isola del Giglio? Secondo le informazioni raccolte, probabilmente a gennaio (anche se non ci sono conferme ufficiali al riguardo).

In campo Gabrielli. Le “chiavi” dell’ultima autorizzazione, sembra di capire, sono in mano ai vertici della Protezione civile: e ieri il responsabile nazionale, il prefetto Franco Gabrielli, era nelle sue terre d’origine per un faccia a faccia con i lavoratori dei cantieri Nca: li ha tranquillizzati dicendo che la società aggiudicataria vuol far presto e ha bisogno di diversificare le commesse. E soprattutto che sarebbe «assurdo che un'operazione come quella del recupero della Concordia non abbia ricadute su un territorio che ne è stato, suo malgrado, vittima». .

A questo punto il calendario prevede che ciascuno dei tre territori lavori sul pezzo di puzzle che lo riguarda: in vista del nuovo appuntamento di metà maggio in cui il presidente della Regione porterà il frutto di questa elaborazione collettiva al tavolo del faccia a faccia con il pool italo-americano Titan-Micoperi che, nella finalissima contro il ticket olandese-livornese Smit-Neri, si è aggiudicato l’appalto per la rimozione della nave naufragata.

Titan-Micoperi: disponibili. A più riprese, nei giorni scorsi, da Titan-Micoperi sono arrivati segnali di disponibilità a rivedere alcuni aspetti della proposta vincente: a quanto è dato sapere, immagina un campo base logistico a Civitavecchia e il trasferimento a Palermo nei bacini Fincantieri (che hanno una gran fame di lavoro).

Ma anche dal punto di vista formale il loro è un progetto di massima: ecco perché Rossi insiste nella collaborazione del sistema toscano delle imprese e delle istituzioni per aiutarne un affinamento che porti lavoro in Toscana. Con tempi «strettissimi», insiste la Regione: la proposta complessiva made in Tuscany – viene sottolineato da Firenze – «secondo quanto indicato dal presidente Rossi, dovrà essere pronta per la prossima settimana».

Un pacchetto o no? Non è chiaro se il “pacchet- to” sarà un tutt’uno prendere o lasciare oppure se, viceversa, sarà componibile da vari tasselli, usabili in seconda battuta anche ciascun per sé.

Ad esempio, da parte di Titan-Micoperi sembra disponibile a rivedere il livello di galleggiamento della Concordia: l’ipotesi base è di tenerla in parte sommersa, e dunque con un pescaggio variabile fra 12 e 18 metri di profondità. Ma Livorno può essere ok solo se il pescaggio è ridotto, probabilmente non più di 12-13 metri. Anziché diventare il motivo per essere scartati, il pool italo-americano si è rimesso a studiare il progetto per verificare se è possibile modificarlo. E questo è già un segnale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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