Il Tirreno

Livorno

Romano risponde al Pd «È killeraggio politico»

di Alessandro Guarducci
Romano risponde al Pd «È killeraggio politico»

Il capogruppo dell’Idv contesta la legittimità della mozione di sfiducia Gulì (Pd) va avanti: «Il voto è un rischio, però serviva un segnale forte»

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LIVORNO. Il gruppo consiliare del Pd ha dunque rotto gli indugi e ha lanciato l’attacco alla presidenza della sesta commissione, presentando una mozione di sfiducia nei confronti dell’ex alleato Andrea Romano.

Prima della votazione, però, l’argomento dovrà essere trattato in commissione - come peraltro richiesto dalla mozione stessa (protocollata il 20 aprile scorso all’archivio generale del Comune)- e l’unica cosa che pare certa, a questo punto, è che Andrea Romano dovrà mettere in discussione l’argomento. Quando? Ancora non si sa. «Credo che il regolamento dica alla prima seduta utile - spiega il presidente del consiglio Enrico Bianchi - perciò ritengo plausibile la trattazione della mozione fin dalla prossima convocazione della sesta commissione».

Una volta che la questione sarà discussa, si arriverà al voto per stabilire se il capogruppo dell’Idv continuarà o meno a guidare la commissione. Ma sulle modalità di voto sembra esistere un vuoto procedurale. «Nel regolamento non c’è scritto nulla di specifico al riguardo - prosegue Enrico Bianchi - e pertanto ho fatto compiere un approfondimento agli uffici competenti su questa materia. Per analogia, si potrebbe prendere in considerazione la sfiducia nei con fronti del presidente e dei vicepresidenti del consiglio comunale: in questo caso è richiesta la maggioranza dei due terzi dei voti, ma va detto che anche per l’elezione di queste cariche è prevista una maggioranza qualificata nelle prime tre votazioni, per poi andare - se necessario - al ballottaggio. Il presidente di commissione viene invece eletto a maggioranza semplice, quindi gli uffici ritengono - in mancanza di una previsione esplicita - che anche la sua rimozione possa avvenire con un’analoga maggioranza. In caso di sfiducia del presidente, verrebbe meno anche il vicepresidente che non è eleto ma nominato direttamente dal presidente».

Quindi, secondo Bianchi, per la sfiducia a Romano sarebbero sufficiente sei voti (i consiglieri sono dieci in tutto). Ma il Pd può contare solo su cinque voti: dunque la mozione corre il serio pericolo di una sonora bocciatura. «Abbiamo presentato questo atto - spiega Gulì - perchè volevamo dare un segnale forte: ribadire, cioè, che l’Idv in questo momento è fuori dalla maggioranza di Palazzo Civico. È chiaro che quando si va al voto si rischia sempre:vedremo cosa farà la destra che, tempo fa, aveva già chiesto la sfiducia del presidente». Ma Andrea Romano non ci sta: non ha intenzione di arrendersi al diktat del Pd e parla di killeraggio politico. «Contesto la legittimità della mozione del Pd - afferma - e chiederò che l’argomento venga discusso dalla conferenza dei capigruppo. Intanto il regolamento del consiglio comunale non fa distinzioni tra commissioni da assegnare alla maggioranza e all’opposizione. E poi chi è che decide la composizione della maggioranza? Noi riteniamo gli elettori, che ci hanno votato quando abbiamo sostenuto Cosimi. Il Pd, invece, pensa di poter decidere per conto proprio. Infin e, nella mozione del Pd non ci vedo nulla di politico ma molto di personale: è un atto intimidatorio. Da parte mia chiedo al Pd un salto di qualità:si impegni sulle cose da fare invece di dare la caccia all’uomo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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