Gioco
La Costa a Livorno ma tutelando Azimut. Ecco il piano di Rossi
La nave portata in bacino solo in un secondo tempo: all’inizio sarebbe destinata a un’altra banchina del porto
LIVORNO. La prima sfida è quella di far diventare il porto di Piombino base operativa della rimozione della Concordia: un affare da trattare con Titan e Micoperi, il duo di imprese che si è aggiudicato l'appalto. La seconda è costruire un consorzio di imprese che si faccia avanti per aggiudicarsi il secondo appalto – che fa capo sempre a Costa e al pool di assicurazioni inglesi – e che riguarda la bonifica e lo smantellamento della nave una volta tolta dal Giglio e trasferita in un porto indicato dal ministero dell'Ambiente.
È questo il cammino dell’affare Concordia e di questo discuterà oggi pomeriggio il comitato di amministratori pubblici che si incontrerà con il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi. Il governatore negli ultimi giorni si è lanciato in una vera e propria battaglia per cercare di portare alle imprese della regione il più possibile di questo lavoro: 300 milioni di dollari per la rimozione, almeno un'altra ventina per lo smantellamento. Una operazione non facile e dove non mancano anche opinioni non sempre concordi.
La base. Intanto c’è il tema della base operativa. Titan e Micoperi hanno indicato Civitavecchia, ma una mezza disponibilità a strappare una soluzione alternativa c'è: e Piombino è assai vicina al Giglio.
Qui si vorrebbe spostare il cantiere che dovrà “lavorare” le strutture che serviranno al rialzamento della nave: ovvero i piloni che saranno fissati sul fondo marino e ai quali sarà poi fissato un gigantesco reticolato d'acciaio andando così a costruire un fondo artificiale che imprigioni la nave e serva – attraverso un sistema di martinetti idraulici – a risollevarla e metterla in linea di galleggiamento. Tutto questo usando degli appositi scatoloni sistemati ai lati. Un'operazione quanto mai impegnativa e che potrebbe vedere il coinvolgimento dei Nuovi Cantieri Apuania nelle ingenti opere di carpenteria.
Rimozione, galleggiamento e trasferimento dovrebbero concludersi – stando ai piani delle due aziende – entro fine gennaio 2013 con l'arrivo della nave nel porto dove poi sarà smantellata.
Il secondo round. E qui scatta la fase due e il possibile coinvolgimento di Livorno. Nella scelta del porto dove trasferire la Concordia avrà un ruolo importante il ministero dell'Ambiente che intanto ha sottoposto 40 osservazioni a Titan per avere il massimo delle garanzie ambientali a tutela dell'ambiente del Giglio. E il trasferimento in un porto il più vicino possibile (a dispetto dei forti interessi di portarla a Palermo dove c'è Fincantieri che ha bisogno di lavoro) di una nave in precarie condizioni di galleggiamento è chiaramente tenuta in grande considerazione dal ministro Clini. Tanto che negli incontri dei giorni scorsi con il presidente della Regione Rossi è stata espressa una chiara preferenza per Livorno. Qui c'è però da verificare intanto una condizione tecnica: la nave rimessa in galleggiamento viaggerebbe semisommersa con un pescaggio, stando al progetto di massima, variabile tra i 12 e i 18,5 metri. Per entrare nel porto di Livorno non può sostanzialmente superare i 12 e dunque occorrerà che le due imprese riescano a soddisfare questa condizione.
Quanto vale? Se così sarà, le aziende della navalmeccanica livornese potrebbero proporsi per lo smantellamento. Ma qui entrano in campo le diverse valutazioni di quanto valga questo affare per la città. E di questo sicuramente si discuterà nel vertice di oggi a Firenze.
Il sindaco, e con lui buona parte del Pd e di sicuro la Cgil, è molto preoccupato di non ostacolare le prospettive di sviluppo di Azimut Benetti. L'utilizzo del bacino in muratura per il refitting dei grandi yacht è stato giudicato dal Rina economicamente molto più interessante per l'economia cittadina rispetto alle riparazioni navali. Oltre ovviamente ad essere più compatibile con quanto sta nascendo alla Porta a mare: ovvero abitazioni e porto turistico. Ma in attesa che il porto sia costruito e sia trovata una soluzione – non semplice – perché il bacino possa passare dalle mani del demanio a quelle di Azimut, risolvendo quella ambiguità sulla destinazione che arriva dall'accordo del 2003 quando si parlò di 3 gambe per lo sviluppo dell'area (yacht, darsena turistica e riparazioni) sapendo che in realtà per le riparazioni non ci sarebbe stato spazio; ecco in questa attesa il bacino potrebbe essere utilizzato anche per la Concordia.
La mediazione possibile. Così nelle ultime ore sono state valutate ipotesi intermedie. Ovvero la nave crociera potrebbe essere inizialmente portata in un'altra banchina del porto (anche questa in verità scelta non facile) dove eseguire la bonifica interna e buona parte dello svuotamento e solo successivamente nel bacino per la fase finale di demolizione. Insomma, per un tempo molto più limitato. Un'ipotesi di fronte alla quale anche Azimut non si metterebbe troppo di traverso, se avrà tutte le garanzie che la lavorazione della Concordia non diventerà il primo passo per rilanciare davvero le riparazioni navali che giudica assolutamente in contrasto con i propri investimenti sulla Porta a mare.
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