Italia
Il bazar che non vuole traslocare
Pisa, il business dei souvenir trash “tira” e le bancarelle non accettano di lasciare Piazza dei Miracoli
INVIATO A PISA. Torri pendenti riempite di liquori verdi, gialli e arancioni. Torri pendenti grandi e luminose oppure piccole e fatte di una plastica che imita l’alabastro. Torri ridotte a portachiavi, cavatappi, placche magnetiche, calzanti per scarpe. Torri pendenti stampigliate su cappellini e fazzoletti. Pure sulle magliette: quelle falliche, ritirate dal commercio perché troppo oscene nonostante la domanda di mercato alta, non si trovano più. Le vendono al mercato di San Lorenzo, a Firenze, con una raffigurazione ugualmente triviale ma dimessa, ennesimo sfottò verso i mai amati pisani. E poi magliette di calcio, soldatini di piombo, cannocchiali di plastica, caleidoscopi seriali, foulard sintetici, tazzine da caffè, felpe in acrilico… Il bazar delle cose inutili a prezzi stracciati, dei souvenir pisani made in Bangladesh, della cianfrusaglia più aliena alla manifattura italiana, si trova nel cuore di Pisa, in piazza dei Miracoli, ogni giorno mèta di decine di migliaia di turisti che vanno via solo dopo aver sborsato cinque euro in un souvenir.
Trasferimento coatto. Si può anche spender meno, volendo, ma gli ambulanti fanno ugualmente affari d’oro. Da buoni profeti della vendita a ogni costo, ogni giorno sovvertono i principi del commercio di qualità. A breve in 46 dovranno sloggiare, abbandonare l’Eldorado della piazza più bella del mondo per l’anonimo e periferico parcheggio di via Pietrasantina, punto d’arrivo dei bus turistici. E per questo annunciano battaglia contro il Comune che stavolta vuole andare fino in fondo: c’è da restaurare la facciata del fabbricato attribuito a Giovanni De’ Simone (fine ’300) che ospita il museo delle sinopie, fino a poco tempo fa sede anche degli uffici direzionali dell’azienda ospedaliera pisana: «L’apparato lapideo in pietra serena è in condizioni pietose – dice l’ingegner Giuseppe Bentivoglio, direttore tecnico dell’Opera della Primaziale – e bisogna intervenire alla svelta». Ciò significa che le bancarelle, addossate al muro perimetrale dell’edificio affacciato su piazza dei Miracoli, dovranno spostarsi per lasciare spazio all’impalcatura. Tanto più che la ristrutturazione è una tappa fondamentale nel piano del progressivo trasferimento dei reparti del Santa Chiara nel nuovo ospedale di Cisanello: l’azienda sanitaria cederà la sua quota dell’immobile trecentesco all’Opera della Primaziale, ma non prima di averne ristrutturato la facciata e il tetto.
Via Pietrasantina? Mai. Nessuno accetta di abbandonare una miniera d’oro per un parcheggio, men che i bancarellisti di piazza dei Miracoli, abituati a passare indenni tra crisi e mutamenti epocali. Giulio Garzella (Confesercenti) ed Elisabetta Ficeli (Confcommercio) si preparano allo scontro: «Con un atto di imperio dell'amministrazione comunale, che dimostra una volta di più il totale disinteresse per le attività commerciali, siamo messi di fronte ad un fatto compiuto, ostile e aggressivo». Poi snocciolano i dati: attorno alla Torre ci sono 46 bancarelle per 300 addetti tra diretti e indiretti. Vale a dire l’1,5% del Pil cittadino. Numeri che spingono Garzella a non fare sconti: «In via Pietrasantina non andremo mai». Se in caso, fa capire, si può accelerare il piano Chipperfield, ricavando fin da subito nel Santa Chiara un’area dove trasferire le bancarelle. Idea bocciata dal Comune: «Il piano del commercio stabilisce che in Piazza dei miracoli le bancarelle siano provvisorie – spiega reciso l’assessore Giuseppe Forte -. Spostarle ora all’interno del Santa Chiara è impossibile, sarebbero incompatibili alla funzione ospedaliera. E portarcele a trasferimento avvenuto è impensabile: mal si conciliano alla valorizzazione dell’area».
Ricorso in vista. Sarà di nuovo muro contro muro, dopo le tensioni degli anni passati. La prima diatriba è datata 1996, quando il decreto Ronchey accelerò lo spostamento, con un accordo per trasferire tutto oltre il muro dell’ospedale, nel quale sarebbero state aperte 7-8 brecce. Ma di lì a poco l’accordo saltò e prese campo l’idea del trasloco alla Bechi Luserna, la caserma di via Aurelia futura porta d’accesso in città, che diventerà un terminal per quei bus turististici che ora si fermano proprio nel parcheggio di via Pietrasantina. Le pause nelle trattative furono colmate dalle vigorose proteste degli ambulanti fin dentro Palazzo Gambacorti, sede dell’amministrazione comunale, e da un ricorso contro l’attuazione del decreto Ronchey. Il Tar dette ragione ai bancarellisti, legittimandoli a restare dov’erano. Appena il Comune formalizzerà lo spostamento – irreversibile, con la Bechi Luserna come destinazione finale -, partirà un nuovo ricorso. Il clima è molto acceso, a leggere ciò che scrivono Garzella e Ficeli: «Gli ambulanti e le associazioni di categoria che le rappresentano, faranno lotte di tutti i tipi, sindacali e legali, pur di difendere la loro dignità, i loro diritti, la loro stessa sopravvivenza». Perché secondo loro in via Pietrasantina si nasconde la morte economica. I passeggeri che scendono dai pullman, per lo più crocieristi sbarcati a Livorno, viaggiano coi minuti contati: all’ombra della Torre sostano e acquistano i souvenir, ma nel parcheggio passano e via.
Meglio del posto fisso. Troppe rendite di posizione rischiano di svanire. I pisani non hanno mai amato troppo quei venditori ambulanti, ma hanno sempre chiuso un occhio per aver essi stessi tratto profitto dal turismo, seconda voce dell’economia cittadina dopo l’Università. Una bancarella in piazza dei Miracoli fa guadagnare più di un posto fisso, senza far caso alle cifre spuntate in caso di cessione, che in tempo di vacche grasse quotavano oltre 300mila euro. Per questo le resistenze sono difficili da superare: «Ci spostino solo qualche metro più avanti, così potremo lavorare lasciando spazio all’impalcatura», chiede Garzella. Impossibile, risponde Forte: «Lo spazio non basta. Lì ogni giorno arriva più gente che allo stadio». Il nodo sta proprio qui, nella moltitudine a cui smerciare cianfrusaglia, nei turisti che aprono il borsellino senza badare a ciò che acquistano e con gli occhi abbagliati da monumenti. Ogni giorno dell’anno una folla multinazionale s’avventa sui souvenir, elevandoli a prova tangibile di una visita straordinaria. Quando sciama nel parcheggio di via Pietrasantina, dove i pullman arrivano e partono, l’incanto è già svanito. E i bancarellisti di piazza dei Miracoli lo sanno.
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