Il Tirreno

Livorno

«Ero io alla guida della moto pirata»

di Federico Lazzotti
«Ero io alla guida della moto pirata»

Tragedia sul Romito, il conducente si è presentato alla Polstrada, questa mattina sarà ascoltato

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LIVORNO. «Sono il proprietario della moto bianca coinvolta nell’incidente mortale avvenuto domenica lungo il Romito e voglio raccontare che cosa è successo prima dello schianto e perché, subito dopo, me ne sono andato senza aspettare i soccorsi».

Ha 34 anni, lavora come elettricista tra la Toscana e il Veneto e martedì mattina, a distanza di 48 ore dalla tragedia, il motociclista pirata, come lo hanno definito alcuni testimoni, ha suonato alla porta della caserma della Polstrada di Parma.

L’indagine sulla morte di Andrea Ughi, 46 anni, dipendente dell’agenzia dei portuali e padre di un ragazzo di 18 anni,potrebbe dunque essere arrivata ad una svolta. Molto, è ovvio, dipenderà da quello che il centauro racconterà agli inquirenti e come risponderà alle loro domande sul perché è scappato e su quello che è avvenuto all’uscita della curva che ha immesso i due ponte di Calafuria.

L’appuntamento è fissato per questa mattina alle 11 quando il trentaquattrenne dovrebbe presentarsi – il condizionale è d’obbligo – negli uffici della Polstrada per essere ascoltato dagli investigatori coordinati dal pubblico ministero Giuseppe Rizzo.

In questa fase dell’indagine – confermano gli agenti – sarà sentito come persona informata sui fatti, ma non è escluso che a breve possa essere iscritto sul registro degli indagati dove è già presente, con l’accusa di omicidio colposo, il nome dell’uomo che era al volante della Renault Clio contro la quale Andrea Ughi è andato a sbattere.

L’unica certezza che trapela dagli investigatori riguarda la volontà del pubblico ministero di avere a disposizione al più presto la moto bianca per verificare, forse attraverso la consulenza di un consulente, se e in che punto è avvenuto il contatto con la Yamaha Fz1.

«Le moto si sono toccate mentre erano sul ponte e quella gialla – hanno confermato due testimoni – ha iniziato ad ondeggiare fino a quando il conducente non ha perso del tutto il controllo ed è stato disarcionato finendo sull’asfalto. L’altro motociclista in un primo momento si è fermato, ha farfugliato frasi tipo “Non c’entro niente, non ci siamo nemmeno sfiorati” e poi se n’è andato».

Per ora il nome del motociclista in bianco è ancora segreto. L’unica cosa che si sa è quello che ha detto quando si è presentato alla caserma di Parma. «Mi sono riconosciuto nella descrizione letta poco fa sul Tirreno e voglio chiarire la mia posizione».

Non è chiaro neanche se i due si conoscessero o se invece si siano trovati per caso durante la gita in moto. «Era andato da solo», ha spiegato la sorella della vittima agli agenti.

Tanti dubbi che solo la persona che era più vicina ad Andrea Ughi nel momento dell’incidente potrà chiarire.

Fatto questo, potrebbero aprirsi nuovi scenari anche a livello processuale, soprattutto per quello che riguarda eventuali risarcimenti al figlio della vittima nel caso in cui emergessero responsabilità concrete nella tragedia. Ma il primo passo sarà quello di ascoltare il motociclista che in ogni caso ha avuto il coraggio di vincere i sensi di colpa e la paura e presentarsi per chiarire la sua posizione e nel caso prendersi le proprie responsabilità.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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