Il Tirreno

Livorno

Yach a vela

Giammarco Guarducci

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Negli anni 60 i grandi yacht a vela erano pochi. Nel pieno della Guerra Fredda e con le economie europee che stavano appena iniziando a riprendersi dalla Seconda Guerra Mondiale, la maggior parte degli sforzi veniva ad essere concentrata nella realizzazione di piccoli natanti d'altura a vela, ponendo l'accento si uno stile di vita in mare tradizionalmente spartano in cui erano particolarmente apprezzate l'autonomia e le tradizioni tipiche dei lupi di mare. La presenza femminile a bordo di uno yacht costituiva una rarità e gli ausili elettronici alla navigazione erano scarsamente disponibili. La maggior parte dei grandi yacht a vela risaliva agli anni prebellici e la maggioranza di essi, quali ad esempi Endeavour, languiva nei fanghi del delta del fiume Hamble in Inghilterra. All'inizio degli anni '70 la regata attorno al mondo divenne realtà. Sayula, uno Swan 65, vinse la prima gara ad handicap. Condor altro yacht in gara, perse tutte le possibilità quando ruppe l'albero realizzato con un materiale allora poco noto, la fibra di carbonio. Dopo breve tempo lo spettacolo ed il fascino della grande flotta di imbarcazioni da regata attrasse l'interesse e la curiosità degli yachtsmen, che non prendevo parte a competizioni e che erano in cerca di nuove sfide e di fonti di divertimento, piacere e bellezza. Nel 1987 l'Extra Beat divenne il più grande sloop del mondo. Il suo albero a sei crocette si elevava di quasi 50 metri sul pelo dell'acqua. Il progetto fu una vera sfida, poiché a quell'epoca si avevano scarse informazioni e altrettanto scarse attrezzature e parecchie innovazioni , attualmente considerate di impiego normale, furono sviluppate durante la fase di progettazione dello yacht.
Fu istallata la prima coppia di verricelli idraulici fissi, che però fu scarsamente impiegata.
L'equipaggio non li aveva mai visti prima di allora e non se ne fidava: preferiva
La forza muscolare applicata alle manovelle tradizionali. L'armatore e i suoi ospiti apprezzavano di vedere attorno a loro attività umana che faceva parte della vita sportiva.
Sempre per la prima volta fu sviluppato e impiegato con successo, il primo sistema di manovra, dell'ancora dotato di un braccio azionato idraulicamente, che permetteva di riporre l'ancora in un apposito alloggiamento sotto il ponte, fuori dalla vista e dall'onda prodiera. La fase successiva si ebbe un paio di anni dopo, durante la campagna del Moro di Venezia. Un Ketch da 62 metri, il Bucintoro, fu progettato dal nostro studio con scafo e ponte in composito, alberi e vele in fibra di carbonio. Fu realizzato presso il sofisticato cantiere Tencara di Marghera assieme agli sloop di Coppa America. A questo nuovo yacht furono applicati gli sviluppi tecnologici e i metodi costruttivi tipici degli jacht da competizione, rendendolo una sfida importante per la squadra di architetti navali, tecnici strutturali, progettisti di alberi, velai e costruttori. Non si era mai sentito parlare dell'impiego della costruzione in composito per uno yacht di tali dimensioni e nemmeno di alberi in fibra di carbonio talmente alti che appena passavano sotto i ponti di Panama e di San Francisco. Sfortunatamente, beghe politiche e liti familiari impedirono l'ultimazione dei lavori e la carcassa di questo yacht giace abbandonata all'aperto vicino al cantiere dove erano in corso i lavori. I progressi di carattere tecnologico conseguiti all'epoca restano comunque validi e sono stati trasferiti e applicati a nuove costruzioni. Gli alberi in fibra di carbonio sono ormai un elemento usuale per tutti i superyacht di nuova costruzione. La struttura in composito sta gradualmente diventando il un materiale da costruzione molto diffuso per tutti i tipi di grandi barche, così la fibra di carbonio, inoltre, materiali quali Kevalr e Spectra per le vele hanno raggiunto alti livelli di sviluppo e sono largamente impiegati. Le possibilità e le libertà offerte dai nuovi materiali , più leggeri e più resistenti, hanno dato inizio ad una nuova epoca di sviluppi stimolando le menti creative di architetti e anche armatori, che non si sentono più vincolati da limitazioni di carattere filosofico o teorico imposte dalla tradizione velica. D'altro canto le innovazioni hanno bisogno di tempo per essere completamente accettate, particolarmente da parte di quei marinai che devono gestire e mantenere apparecchiature a loro ignote, talvolta in condizioni stressanti. Con l'aumento delle dimensioni degli yacht aumentano anche i limiti di immersione alla chiglia. Sul Mandrake da 105, il sempre vincitore Unfurled da 115 ed il famoso Hyperion ad alta tecnologia abbiamo adottato una soluzione intermedia, costituita da una chiglia fissa a pescaggio ridotto con bulbo zavorrato con un Piombo e deriva a lama in composito. Questa soluzione permette contro l'unità quasi gemella Ipanema, la vincitrice assoluta dell'ultima Millenium Cup ad Auckland e Hyperion ha sul proprio bilancio l'aver effettuato parecchie circumnavigazioni. Le chiglie sollevabili quali quelle adottate per la nuova Magic Carpet2 di Wally ed il nuovo Swan 100 Allunga o il Viriella da 130 sono consolidate, sicure al cento per cento e di facile impiego. Con un poco più attrezzature questi yacht sono in grado di offrire imbattibili prestazioni in regata permettendo inoltre, di accedere a tutte le balie e le marine. Più recentemente abbiamo progettato un nuovo yacht da 43 metri a pescaggio estremamente ridotto, di nome Sky, che definisce standard per le sue soluzioni innovative.

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