Gioco
Un grande salvagente e il relitto galleggerà verso la demolizione
Lo scafo, semisommerso, avrà un pescaggio di 18,5 metri. Livorno non è in grado di ospitarlo ma la partita è aperta
ISOLA DEL GIGLIO. Alla fine i gigliesi hanno applaudito Luigi Foschi, presidente e amministratore delegato di Costa Crociere. Il progetto di rimozione del relitto, dal 13 gennaio adagiato a poche decine di metri dall’imboccatura del porto, ha ottenuto il loro gradimento. Un filmato di 7 minuti ha rafforzato la convinzione che il consorzio Titan–Micoperi riuscirà a cancellare dalla vista quella montagna di ferro semisommersa e sempre più deformata. «Abbiamo scelto questo progetto perché più solido e serio nel metodo rispetto ad altri - ha poi detto Foschi ai giornalisti -, benché la rimozione della Concordia finisca per costarci oltre 300 milioni».
Il fondale e i “salvagenti”. Il progetto di Titan-Micoperi è complicato ma efficace. Per evitare che durante la fase di recupero la nave scivoli oltre il gradino su cui è adagiata, finendo a una profondità tale da cui sarebbe impossibile riportarla in superficie, sarà costruito un falso fondale metallico. Vale a dire che sarà artificialmente ampliato il piano d’appoggio lato mare, con dei lastroni posizionati su una palificazione da rimuovere quando la nave sarà spostata, escludendo anche il minimo smembramento. Sul fianco sinistro della nave saranno saldati dei grandi cassoni anch’essi metallici, in un primo momento riempiti d’acqua per bilanciare il peso del piroscafo adagiato e semi-sommerso sul lato opposto. L’azione combinata tra i cassoni e i tiranti ancorati al fondale artificiale finirà per raddrizzare la nave, la cui galleggiabilità sarà garantita da altre gabbie aggiunte nella parte di dritta. Una volta rimesso in asse, il piroscafo galleggerà grazie all’enorme salvagente metallico da cui sarà cinto.
A quel punto, lentamente, l’ex-regina dei mari sarà orientata verso il largo e sempre a velocità minima si dirigerà nel bacino di carenaggio prescelto per la demolizione.
La scelta difficile. Le falle non saranno chiuse né l’acqua imbarcata verrà risucchiata dalle idrovore: la Concordia sarà portata via come si trova, imbracata e anche un po’ inclinata, con un pescaggio maggiore rispetto a quello di prima del naufragio. Secondo le previsioni dovrebbe aggirarsi attorno ai 18,5 metri e proprio su questo aspetto s’innesca la scelta del bacino: l’unico capace (per profondità) di ospitare lo scafo appesantito dall’acqua è quello di Palermo, assai più distante rispetto a Livorno ma tale da garantire il ricovero della nave e il suo smontaggio dalle maestranze di Fincantieri. Proprio nel capoluogo siciliano, infatti, la società pubblica controllata dalla finanziaria del ministero dell’economia - tra l’altro costruttrice della Concordia - possiede un importante cantiere che però viaggia a scartamento ridotto. Due sono le ragioni - il pescaggio e in aggiunta le conoscenze tecniche - che in un primo momento hanno spinto il team Titan-Micoperi a scartare Livorno.
Trattativa nella notte. In realtà c’è una sola certezza, come ha detto ieri pomeriggio al Giglio il prefetto Franco Gabrielli, commissario per l’emergenza: la nave sarà trainata in un porto italiano e qui demolita. «Mi trovo d’accordo col presidente Rossi - ha aggiunto Gabrielli -: i benefici dei lavori devono ricadere sulla Toscana». Per questo la giornata romana del governatore ha rinfocolato la speranza che la sua regione non resti esclusa dall’affare della rimozione. L’ideale sarebbe che la base logistica fosse a Piombino anziché a Civitavecchia, che i cassoni metallici venissero assembleati nel cantiere navale di Carrara e che la nave subisse la demolizione a Livorno e non nel bacino di Palermo. «Ho sempre detto tre parole: vinca il migliore - ha commentato Enrico Rossi -. In nessun modo ho interferito sulla gara, ma ora chiedo che la Toscana sia coinvolta pienamente».
Il confronto romano è andato avanti fino a notte fonda: prima l’incontro con Gabrielli, poi quello ristretto con Titan-Micoperi e Costa Crociere, la quale pare abbia assicurato di non avere preclusioni alla richiesta di utilizzare imprese e porti toscani. Alla fine, ha scritto Rossi su Facebook, «l’incontro è stato positivo. Nei prossimi giorni discuteremo coi sindaci delle modalità con cui la Toscana parteciperà alle operazioni. Può essere un’opportunità per Piombino, Livorno e Carrara, oltre che per la nostra carpenteria».
Partita riaperta. I tempi lunghi giocano a favore di una soluzione condivisa. Il cantiere aprirà a giugno, quando anche la procura di Grosseto avrà completato gli accertamenti indispensabili all’inchiesta. La nave sarà stabilizzata entro agosto e tra novembre e gennaio dovrebbe tornare a galleggiare, per poi essere lentamente portata lontano dall’Isola del Giglio. Vale a dire che, volendo, ci sarebbe il tempo per sistemare le cose in Toscana, a partire dalla base logistica a Piombino e dal bacino di carenaggio di Livorno. Operazione, quest’ultima, accompagnata da un eventuale aggiustamento del progetto Titan-Micoperi, tale comunque da permettere il ricovero della Concordia in un bacino meno profondo del ventre da gigante appesantito che ora si porta appresso.
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