Il Tirreno

Livorno

Tragedia sul Romito, spunta una moto pirata

di Federico Lazzotti
Tragedia sul Romito, spunta una moto pirata

Il racconto di due testimoni: era bianca ed è scappata dopo l’incidente. Questa mattina i funerali del portuale

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LIVORNO. Spunta una moto pirata nella tragedia di domenica pomeriggio avvenuta lungo il Romito e che è costata la vita ad Andrea Ughi, il portuale di 46 anni deceduto dopo aver perso il controllo della sua Yamaha Fz1all’inizio del ponte di Calafuria finendo la sua corsa contro un’auto che andava nella direzione opposta.

«Si sono toccati e poi il motociclista è stato disarcionato». È stato il racconto del conducente della Ranault Clio, ora indagato per omicidio colposo, e la conferma arrivata da un altro testimone a riaprire il caso e a tirare in ballo un secondo motociclista che al momento in cui Ughi è stato sbalzato a terra era al suo fianco.

«In un primo momento – ha raccontato agli agenti della Polstrada chi era presente – si è fermato lungo la strada, poi ha farfugliato qualcosa, una frase del tipo: “Avete visto che non c’entro niente, non l’ho nemmeno toccato”. Ma prima che arrivassero le macchine della polizia si era già dileguato».

Della moto gli investigatori coordinati dal pubblico ministero Giuseppe Rizzo hanno diversi elementi, ma non il numero di targa completo che permetterebbe di risalire al proprietario. «Cerchiamo una moto bianca», spiegano gli inquirenti invitando chi ha qualche particolare in più di farsi avanti.

Per rintracciare il motociclista pirata, gli agenti, domenica sera, hanno chiesto informazioni ai familiari sulle abitudini di Andrea e soprattutto se avesse avuto un appuntamento con qualcuno per andare a fare un giro con le rispettive moto. «Per quello che ne sappiamo – hanno risposto – domenica è andato da solo». Magari durante la gita ha incontrato qualche conoscente e insieme stavano rientrando in città.

Quello che è successo quando le due moto si sono immesse sul ponte di Calafuria poco prima delle 15,30 sono particolari che gli inquirenti dovranno chiarire. Ma la novità che arriva dai due testimoni dando tutta un’altra impronta all’inchiesta: Andrea non era solo, ma precedeva di pochi metri un altro appassionato.

I due a questo punto si sarebbero sfiorati quel tanto che è bastato perché il quarantaseienne, padre di un ragazzo di diciotto e appassionato di pesca, perdesse il controllo della Yamaha. «Me lo sono visto venire addosso come un missile», ha poi raccontato il conducente dell’auto contro la quale ha sbattuto mentre la moto ha proseguito la corsa spezzandosi in tre tronconi.

Ieri alla camera mortuaria c’è stato il triste pellegrinaggio degli amici del “Brige”, com’era soprannominato Ughi. Il pubblico ministero ha già dato l’ok per la sepoltura, questa mattina alle 11 sono in programma i funerali, poi il corpo sarà cremato ai Lupi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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