Il Tirreno

Livorno

«Maxi evasione», sigilli a villa Doveri

di Federico Lazzotti
«Maxi evasione», sigilli a villa Doveri

L’imprenditore non avrebbe versato all’Erario quasi 2 milioni di euro, indagata anche la figlia a cui ha ceduto la casa

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LIVORNO. Le statue di tre leoni appoggiati sulla base di altrettanti capitelli vigilano sui due cancelli in ferro battuto laccati di nero che danno accesso a villa “Doveri”, tre piani di immobile in stile hollywoodiano immersi nel quartiere San Jacopo in Acquaviva, tra il lungomare e il centro. Dentro al parcheggio una Porsche e una Mercedes si lasciano guardare nello spazio che intercorre tra le colonne che formano il muretto di cinta. Sulle scale un angelo che suona il flauto segna l’ingresso alla casa.

Tra venerdì e sabato al campanello dell’immobile in via Montebello, tra il 97 e il 101, hanno suonato militari del nucleo tributario della Guardia di Finanza. In mano un decreto firmato dal giudice per le indagini preliminari Gioacchino Trovato con il quale veniva autorizzato il sequestro preventivo della villa per coprire una presunta frode fiscale milionaria.

«Una maxi evasione che sfiora i due milioni di euro e una compravendita fittizia per raggirare l’Erario». È questo, nello specifico, l’impianto accusatorio su cui si basa l’indagine coordinata dal pubblico ministero Luca Masini che ha anche iscritto nel registro degli indagati l’imprenditore immobiliare Giuseppe “Beppe” Doveri, 64 anni, e la figlia Gianna, 38.

L’accusa nei confronti di Doveri, già coinvolto in alcuni guai giudiziari, è quella di fronde fiscale, mentre in concorso con la figlia avrebbe simulato la compravendita della casa di via Montebello per raggirare il Fisco.

È il procuratore capo Francesco De Leo a spiegare buona parte dell’operazione, ultima tappa in ordine di tempo di una serie di indagini che hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di diversi presunti evasori, in particolare professionisti.

«Si tratta di un’indagine – spiega De Leo – partita da alcuni accertamenti a campione effettuati dal nucleo tributario della Finanza sulle dichiarazioni che riguardano il 2008».

Incrociando i dati che avevano come protagonista “Beppe” Doveri e la società immobiliare di cui è al vertice, la Turmar, i finanzieri avrebbero verificato un’imposta evasa di circa 1,9 milioni di euro.

È analizzando i movimenti dell’imprenditore che in un secondo momento sarebbe venuta fuori la compravendita con la quale è avvenuta la cessione della villa. Secondo la ricostruzione delle fiamme gialle, padre e figlia si sarebbero presentati davanti al notaio il 27 giugno del 2008, ma quella che si è consumata nell’ufficio sarebbe stata una sorta di messa in scena per intestare l’immobile alla donna.

Sempre per quello che trapela dall’indagine, infatti, l’imprenditore avrebbe falsamente ceduto la casa a Gianna Doveri «simulando la restituzione di un finanziamento» che secondo i militari non sarebbe mai avvenuto.

A distanza di un anno e mezzo dall’inizio dell’inchiesta, gli inquirenti hanno chiesto il sequestro preventivo dell’immobile, valutato appunto due milioni di euro, per coprire in questo modo la presunta evasione.

Tutti i particolari dell’indagine sono contenuti in una decina di pagine che ieri mattina sono arrivate anche sulla scrivania del legale che difende l’imprenditore immobiliare, l’avvocato Massimo Girardi.

«Devo ancora esaminare gli atti – spiega – solo a quel punto potremmo valutare i l provvedimento ed eventualmente contestarlo».

Nel frattempo i tre leoni continuano a vigilare sulla casa dove ieri non si vedevano più le solite auto di lusso.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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