Gioco
In Brasile per aiutare l’amico in carcere
L’ex cestista, arrestato per droga a Porto Seguro, riceve la visita del suo legale Pacini. «Ci opporremo all’estradizione»
LIVORNO. È in carcere da più di un mese in Brasile con l’accusa di traffico internazionale di stupefacenti. L’Italia ha chiesto l’arresto provvisorio in attesa che sia formalizzata la richiesta di estradizione. E intanto Paolo Santigli, alias Ettore Dertoni, 53 anni, ex cestista livornese, è detenuto nell’istituto carcerario di Porto Seguro, Bahia. Lì, nel cuore del Paese della samba, Santigli ha ricevuto la visita dell’amico di sempre Luca Pacini, affermato avvocato livornese nel ramo delle assicurazioni (segue i gruppi Generali e Fondiaria Sai). Un incontro commovente quello tra i due che è servito non solo per ristabilire il contatto che negli anni non si è mai reciso, ma anche per definire la strategia difensiva. «Paolo è sereno e crede nella giustizia», ha detto Pacini.
Il legale dapprima ha fatto visita all’amico a Porto Seguro, poi s’è recato per tre giorni a Brasilia dove ha incontrato i colleghi del posto che stanno seguendo il caso. «Stiamo aspettando che l’Italia formalizzi la richiesta di estradizione - spiega Pacini - dopodiché faremo opposizione. Nel frattempo siamo intenzionati a chiedere gli arresti domiciliari: Santigli ha famiglia, non c’è pericolo di fuga. Per lui sarebbe importante poter stare insieme a sua moglie Deni e al loro figlio di 11 anni». Santigli vive in Brasile ormai da oltre 15 anni col nome di Ettore Dertoni: s’è rifatto una vita dopo essere uscito dal carcere. Ha messo su un ristorante, ha comprato altre attività ed è riuscito a costruirsi una bella vita. La sua nuova identità gli ha permesso di nascondersi: vista l’entità del reato, infatti, l’ex promessa della pallacanestro sarebbe dovuto essere espulso appena uscito di galera. Ora su lui pendono da un lato l’imminente richiesta di estrazione, dall’altra quella di espulsione dal Brasile. Pacini è intenzionato a respingere entrambe: «L’espulsione può essere impugnata per vizi formali e sostanziali», dice il legale.
L’ex cestista e allenatore della Pallacanestro Livorno è stato arrestato a marzo dall’Interpol per una vecchia condanna per stupefacenti: 9 anni da scontare per un episodio che risale al 1992 e per il quale l’atleta livornese era stato già arrestato in Brasile, nell’ottobre di quello stesso anno. La condanna del tribunale d’appello di Milano è diventata definitiva del 2000, quando Santigli - scontata la pena nello stato brasiliano di Vittoria - si era già reso latitante. Secondo gli investigatori lombardi, Santigli faceva parte di un’organizzazione dedita allo spaccio di stupefacenti in cui erano coinvolti anche esponenti della malavita milanese.Nel 1992 fu arrestato dalla polizia sudamericana in Brasile, a casa di uno dei “soci”, con 200 chili di cocaina, insieme ad altre tre persone: un livornese, un italiano immigrato e un brasiliano. Il ruolo di Santigli era quello di acquirente. Tuttavia, secondo la polizia, quel quantitativo era solo la prima trance di un carico ben più vasto, destinato alla piazza milanese, che contava in tutto 800 chilogrammi. In questi anni l’Interpol ha dato la caccia a Santigli finché negli ultimi mesi, grazie alla collaborazione della polizia livornese, l’ex giocatore è stato scovato e rintracciato.
Tuttavia, per Pacini e gli avvocati, Santigli ha già scontato tutto: i fatti a cui si riferisce la condanna del tribunale milanese sono gli stessi per cui l’ex cestista è stato in carcere in Brasile nello stato di Vittoria. «Quel Santigli non esiste più e a Porto Seguro la gente adora Ettore e la sua famiglia - dice Pacini appena rientrato dal Brasile - I cittadini mi fermavano per strada e mi chiedevano di aiutare Ettore. Tutti, dai politici ai professori del figlio di Paolo fino a notabili e imprenditori del posto, si sono mobilitati per dimostrargli la loro solidarietà. E nel giro di pochi giorni sono state raccolte una quindicina di dichiarazioni da parte di persone che attestano che Santigli ha sempre lavorato onestamente e che chiedono che non venga emesso un provvedimento di espulsione».
«Siamo convinti che il Brasile, il quale ha negato all’Italia l’estradizione per un omicida come Cesare Battisti - conclude Pacini - non possa concederla per una persona che ha già scontato la propria pena nel Paese straniero, nel quale ha poi ricostruito la propria vita, formando anche una famiglia da tutti stimata».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
