Confindustria: guai se la perdiamo
I riparatori tornano alla carica contro i dubbi di Palazzo civico. Appello a Titan
LIVORNO. «I lavori di recupero e di smembramento della Concordia rappresentano un'imperdibile occasione di lavoro per la Toscana». A scriverlo è il presidente di Confindustria, Andrea Gemignani. «Abbiamospazi, esperienze, tecnologie e professionalità – continua – certamente adeguati. Resta quindi da giocare la partita della scelta della base dove effettuare le operazioni necessarie. Opportunamente il governatore della Toscana sta sostenendo la scelta del porto di Livorno, e su questa linea anche come Confindustria ci stiamo attivando: non sarà una partita facile, occorrono azioni collegiali efficaci verso tutti i soggetti che in qualche modo concorreranno alla scelta della base operativa». E fa sapere che «dintesa con Rossi metteremo a punto una strategia d'intervento con il supporto di Confindustria Toscana».
Alla Gestione Bacini spa, il pool di 32 ditte del settore riparazioni navali, non è piaciuto granché leggere su queste colonne l’articolo sui timori di Palazzo civico nel caso Concordia. «Assolutamente fuori luogo i vari riferimenti al caso Moby Prince», anzi – secondo la nota della società, lunghissima come al solito – è interesse della stessa Titan Micoperi cercare di «concludere il lavoro prima possibile per evitare l'altrimenti fisiologica lievitazione dei costi».
Ai vincitori dell’appalto per la rimozione, la società dei riparatori rivolge un appello: la struttura livornese può funzionare in pochi mesi e «con un investimento di entità “ridicola” in proporzione alla questione.
E lo studio del Rina? Authority e Azimut – racconta la Gestione Bacini – avevano concordato di commissionare uno studio specifico al braccio operativo del Registro Navale Italiano. «Solo per una questione di tempistica, lo studio è stato richiesto da Azimut, la quale ha sfruttato l'occasione per chiedere un approfondimento, con riferimento a quale delle due attività avrebbe fruttato maggiore redditività nell'area in questione»: è un interrogativo superfluo, secondo i riparatori perché si poteva contare su studi «già effettuati dalla Camera di commercio prima e dalla stessa Autorità Portuale dopo».
Lo studio del Rina si sofferma sulla mancanza di spazi attigui ai Bacini: i riparatori partono da qui per sottolineare che sono giudizi anacronistici, visto che le nuove tecnologie «viaggiano ormai in direzione inversamente proporzionale a quell'invasività ambientale che le caratterizzava un tempo». La Gestione Bacini chiede di guardare, riguardo all’indotto yacht, anche al numero di ditte fallite e dice al sindacato che «non esistono solo gli iscritti ma anche gli altri lavoratori». Ma soprattutto invita a «confrontarci per una verifica sul reale numero delle maestranze impiegate sia nelle aziende direttamente del comparto yacht, sia nel settore riparazioni».
Colpa del Concordia se slitta la Porta a Mare? macché, «Azimut è ancora oggi in attesa, ormai da ben nove anni, per il via libera riguardo la Marina. Una parentesi interminabile, lungo la quale le Autorità competenti sono rimaste inerti a guardare: appare quanto meno paradossale che solo ora Cosimi si interroghi se proprio la Concordia possa compromettere la buona riuscita del progetto».
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