Il Tirreno

Livorno

Intervista a Marco Barbieri

Irene Abatantuono

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1) Cosa ti ha spinto ad appassionarti alla vela?
I romanzi di avventure in mare che leggevo da piccolo, e poi mi padre che si rese conto di aver comprato una barca troppo impegnativa per la sua esperienza e per la mia età e quindi per più di un anno me la fece vedere solo in foto. Divorai tutti i manuali che entravano in casa e quando finalmente potei salirci non sono più riusciti a farmi scendere. Era una persona molto generosa e comunicativa e si divertiva a portarci tutti quelli che mostravano un minimo di curiosità. Ne ha contagiati decine, anche persone che poi hanno scelto di abbandonare il motoscafo.
2) Cosa provi quando sei su una barca a vela?
Non è facile descriverlo. Mi rende allegro, vivace e reattivo ma se voglio mi rilassa totalmente. Mi sento nel mio elemento, anche quando mi viene la congestione per il freddo e il mal di mare e ho sempre voglia di tornarci. Ti faccio l'esempio dell'ultimo allenamento: in capo a una giornata col mio timoniere più affezionato abbiamo lavorato 4 ore a mettere a fare lavoretti vari e studiare le regolazioni, c'è voluto un'ora per varare la barca e disincagliarla dalla sabbia causata dalle piene invernali del fiume e dalla bassa marea, poi un'altra mezz'ora per disincagliarla di nuovo al rientro (avevamo imparato il trucco), ma quell'ora e mezzo di maestrale che girava a tramontano, con manovre che venivano sempre meglio e la sintonia tra noi e il vento che migliorava di minuto in minuto ci hanno ripagato appieno.
3) Cosa si guadagna facendo questo sport?
In amicizia tantissimo perché insieme si devono superare situazioni che rasentano la sopravvivenza o quanto meno rappresentano sfide in cui ognuno deve dare il meglio di sé. In salute, dipende, perché a volte si fanno sforzi eccessivi e in condizioni poco salubri. In soddisfazione tanto, in denaro…ci sono professionistiche si sono fatti valere.
4) Come ci si deve comportare in un incidente?
La vela è uno sport pericoloso e con l'acqua e il freddo (anche sui laghi) non si scherza. Di Giovanni Soldini i giornali decantarono il fair-play nel '99 quando interruppe la sua corsa per andare a aiutare l'amica-avversaria Isabelle Autissier nel suo catamarano rovesciato nel mezzo del Pacifico… quanta ignoranza gira tra i giornalisti: per cinque viva sul mare il primo dovere è aiutare chi ha bisogno e non c'è competizione che possa fare dimenticare questo obbligo primordiale.
5) Come mai non è molto conosciuto secondo te?
Nel nord Europa, in paesi più freddi e con meno coste, ci sono molti più appassionati che da noi.
Bisogna essere disposti a fare sacrifici. Più di tempo e fatica che di denaro. L'attitudine di mio padre non è così diffusa. Una volta un signore mi gelò dicendo: è talmente bella, che bisogno c'è di perché farla conoscere ad altri: meno siamo in mare e meglio ci stiamo. Poi tante persone tendono a credere che quando non c'è vento o ce n'è troppo la giornata sia persa ma non sanno quante cose si possono fare stando a terra con le persone con cui si è condiviso tanto lavoro. C'è un bel progetto di Vicenzo Onorato che ha creato che ha creato una scuola per velisti a Napoli. Dove sta la novità? Che è riservata a scugnizzi, perché si è capito che poche altre attività sono altrettanto formative. Infine, è bene rendersi conto che la parola vela racchiude tante modalità diverse: trovate un'altra attività che si svolge in ambienti, con mezzi, con squadre e in situazioni così diversificate. Qualche esempio semplice semplice: lo squadrone di Luna Rossa, il Vecchio e il Mare, Sir Francis Chichester che stabilisce il record attorno al mondo, i bambini sugli Optimist, Magellano, un mugnaio, il pescatore di perle: storie diverse con in comune tecnica e passione.
6) So che, oltre ad essere ingegnere e un buon padre, sei anche un giudice di regate, se non mi sbaglio… Cosa devi fare esattamente?
Oltre che un mediocre ingegnere, un padre snaturato, un dilettante della vela sono non proprio un giudice ma un tecnico che controlla e certifica la conformità di barche e vele, che nel gergo si chiama stazzatore. E' un'attività che mi ha fatto viaggiare molto, anche all'estero e che faccio volentieri fino a quando non becco qualche furbastro e cominciano i guai e i paterni. Ho imparato che non siamo solo noi italiani a fare i disonesti, ma che siamo quelli che non lo ammettono mai, neanche di fronte alle situazioni più palesi.
7) Questo, inoltre, ti fa viaggiare molto: qual è il posto più bello per andare per mare che hai visto grazie a questa attività?
Quasi tutti gli anni mi invitano sulla Costa Smeralda (quella che non va a fondo) che insieme al Lago di Garda è uno dei posti più ambiti dai velisti di tutto il mondo. Però il cuore l'ho lasciato in Turchia tra Smirne e i Dardanelli, dove per lavoro e ho avuto la fortuna di uscire per diporto e dove spero di portare la mia famiglia.
A proposito della famiglia… Noi due, Irene e Niccolò, abbiamo avuto la fortuna di conoscere i suoi figli e, di conseguenza, di uscire in barca con loro….. Era un pomeriggio di agosto, a Rosignano Marittimo, alle Spiagge Bianche. Siamo usciti con Marco e sua figlia per andare a fare i tuffi al largo e abbiamo cercato di imparare come si guidava… Non ce la siamo cavata malissimo, ma al rientro la barca si è ribaltata. Presa dalla corrente andava sempre più in là e noi ragazzi, tra la paura e i giubbotti di salvataggio, non riuscivamo a raggiungerla anche se si nuotava con grande energia. Alla fine Marco l'ha raddrizzata e siamo tornati a riva, ma io non mi scorderò mai la faccia dei nostri genitori quando siamo rientrati… Avevamo visto tutta la scena.
Ringraziamo Marco Barbieri per la sua disponibilità e per quella fantastica esperienza che speriamo di rivivere.

Provincia: Prato
Comune: Prato
Scuola: Liceo Scientifico N. Copernico
Classe: 1 Ds

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