Il Tirreno

Livorno

In moto contro un’auto, muore a 46 anni

di Federico Lazzotti
In moto contro un’auto, muore a 46 anni

Andrea Ughi ha perso il controllo della sua Yamaha prima del ponte di Calafuria. Lascia un figlio adolescente

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LIVORNO. I segni della morte sono sparsi per centinaia di metri lungo il ponte di Calafuria. Tra due file di auto ferme c’è la carcassa gialla e nera di una moto a due passi dall’ingresso del bar; più avanti, in mezzo alla carreggiata, il manubrio e una ruota, poi il carburatore. All’estremità opposta un telo bianco accanto a un’auto grigia metallizzata si intravede dietro l’ambulanza della Misericordia. Le ultime tessere della tragedia sono una paio di scarpe e uno zainetto nero che un volontario raccoglie dall’asfalto e mette dentro al carro funebre che sta per trasferire la salma all’obitorio.

Sono servite oltre due ore agli agenti della Polstrada per rimettere insieme le tessere della tragedia e dare un nome alla vittima dello schianto avvenuto ieri intorno alle 15,30 lungo il Romito. “Brige”, come gli amici di Colline e i colleghi di lavoro chiamavano Andrea Ughi, 46 anni, da sette dipendente dell’Agenzia dei lavori portuali e padre di un ragazzo di 18, è morto sul colpo dopo aver perso il controllo della sua Yamaha Fz1 andando poi a sbattere contro un’auto che viaggiava nel’altro senso.

«Ero davanti a lui, l’ho visto perdere il controllo: è stato disarcionato e poi è venuto contro di me come un missile», racconta il proprietario della Renault Clio che adesso sarà iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio.

«Con “Il Brige” – racconta un amico che si chiama Andrea – siamo cresciuti insieme, ci vedevamo al bar e condividevamo la passione per il calcio e la pesca alle orate. Andavamo ai Piloti oppure in barca. L’ultima volta che l’ho visto aveva ancora il braccio ingessato per la caduta di qualche mese prima. Io glielo dicevo che era pericolosa la moto e era meglio andare in bicicletta, ma lui da quell’orecchio non ci sentiva».

Per dare l’idea di quanto Andrea Ughi fosse appassionato delle due ruote basta dire che non aveva mai voluto prendere la patente per l’auto.

«Era l’unico tra i portuali a non averla – racconta Palmiro Mannucci, responsabile di Agelp, la società per cui la vittima lavorava – e su questo aspetto scherzavamo spesso. In ogni caso posso dire una cosa: in sette anni Andrea non ha mai dato problemi, era un lavoratore modello, un ragazzo che amava stare in compagnia».

Negli ultimi cinque anni “Brige” aveva avuto due incidenti e dopo l’ultimo aveva rottamato la vecchia moto e aveva comprato la Yamaha sulla quale viaggiava ieri. «È stata immatricolata da poco, forse un paio di mesi – spiegava un agente – si vede dai due numeri iniziali sulla targa».

Quello di ieri, molto probabilmente, era quindi uno dei primi giri che Andrea, che abitava con la mamma a Colline, si era concesso.

L’unica certezza è che dai rilievi degli agenti e dalle testimonianze di chi ha assistito allo schianto, il centauro avrebbe fatto tutto da solo. «Nessuna auto ha innescato l’incidente», confermano gli investigatori. Forse è stata proprio la poco confidenza con la nuova moto e la velocità a tradirlo quando, dopo una curva a destra, si è immesso sul rettilineo.

I rilievi racconteranno la velocità della Yamaha che dopo l’impatto si è spezzata in mille pezzi, lasciando lungo al ponte di Calafuria i segni della morte.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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