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Rossi: portatela a Livorno Cosimi vuole garanzie

di Mauro Zucchelli
Rossi: portatela a Livorno Cosimi vuole garanzie

Vince il pool che punta su Palermo ma la Regione insiste sul porto labronico Il sindaco: ben venga ma a patto che non crei guai a Azimut e alla Porta a Mare

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LIVORNO. Il governatore Enrico Rossi torna alla carica: nell'appalto per la rimozione del relitto della Costa Concordia, "il lavoro (o almeno una sua parte) deve rimanere in Toscana". Il sindaco Alessandro Cosimi mette l'accento su un altro aspetto: ben venga una "iniezione di lavoro in un campo in cui la nostra città ha professionalità e know how" ma, al tempo stesso, bisogna evitare che si trasformi in un boomerang l'eventualità di portare a Livorno la nave naufragata.

L'annuncio ufficiale, dopo il summit di Londra, dice che la cordata americano-ravennate Titan-Micoperi i ha vinto l'appalto battendo nella finalissima la proposta olandese-livornese Smit-Neri. Ma non dice in quale porto sarà trasportata la nave: gli americani, che hanno indicato Civitavecchia come campo-base operativo, secondo le indiscrezioni avrebbero allacciato contatti con Palermo per avere la disponibilità dei bacini Fincantieri. Però, in casi particolarissimi come questo, l'autorità italiana - prima di tutte, quella marittima - ha in mano l'autorizzazione a questo o quel percorso di trasferimento. E quello per Palermo è lungo quattro volte quello per Livorno.

Non solo: rimettendo di nuovo al centro questa battaglia, la Regione insiste a dire che nel conclave di ieri alla sede romana della Protezione Civile, Rossi "ha strappato i primi impegni". La mancanza di una decisione definitiva dà il destro al governatore per ripetere ancora una volta la candidatura di Livorno ("anche per una questione di buon senso, legata alla vicinanza e ai minori rischi per la tutela ambientale"). Anzi, Rossi si rifiuta di dare per persa la battaglia sul fatto che il lavoro possa, "per quanto possibile", restare "in Toscana": dall'incontro di ieri mattina a Roma "è emerso un quadro positivo che va nella direzione da noi auspicata".

Dov'è il rischio di un effetto boomerang paventato da Palazzo civico? Nel fatto che questa opportunità extra mandi in tilt la Porta a Mare. Quel che già c'è: cioè la presenza di Azimut Benetti con un portafoglio ordini che copre già adesso i prossimi anni (e, come dice il sindacato, è l'unica grande azienda a non aver fatto un'ora di cassa integrazione). Quel che ci sarà: la costruzione del porto turistico.

Per rimanere nella scia del lessico marinaresco, il sindaco è in rotta di collisione con il governatore? "Nient'affatto, - ribatte Cosimi - il mio silenzio di questi giorni non è occasionale: dietro c'è un contatto costante con Rossi, ci siamo sentiti spesso. Ovviamente con l'obiettivo di portare a Livorno una grossa mole di lavoro ma senza perdere né il lavoro che c'è né le scelte strategiche di governo del territorio che abbiamo fatto in un'area delicata come la Porta a Mare". Poi rincara: "E' logico che le iniziative di questi giorni siano nate dentro questo disegno e non possano che essere coerenti con questa programmazione".

Il problema torna a essere sempre quello: il destino dei bacini. In particolare del Bacino grande, infrastruttura tanto gigante quanto attualmente ko (per ripristinarli per bene servono più di 20 milioni di euro ma, secondo il fronte dei riparatori navali, basterebbe un milione di euro per gli interventi sufficienti a ospitare il cantiere di demolizione della Concordia). Da un lato, c'è chi (come Gallanti) vuol provarle di tutte prima di rinunciare a usare un bacino-record per le riparazioni di navi da crociera, come asso nella manica di una idea di porto a due teste (merci e passeggeri). Dall'altro, c'è chi (come Cosimi) difende la ristrutturazione che mira a dare alla Porta a Mare un volto nel segno della nautica, del porto turistico e degli yacht. Dalla parte del secondo c'è il dossier del Rina - commissionato da Authority e Azimut - che ritiene gli yacht abbiano un orizzonte di sviluppo migliore.

Ma nell'immediato, ammesso che la Concordia non abbia già (quasi) la prua verso Palermo, c'è anche un altro elemento da capire: i tempi. Per dirne una: la Concordia è sotto sequestro e fino a quando? Gli interrogativi non si fermano qui: si cerca un posto dove piazzare un relitto o un luogo dove lavorarlo? Per demolirlo o per farlo tornare a navigare?

Pesa sull'immaginario l'impasse sulle sorti del relitto del Moby che "congelò" per anni l'uso di una banchina nel cuore del porto. Semmai è alla vicenda Karin B che le autorità livornesi vogliono guardare, seguendo quanto ha detto Rossi. In realtà, Cosimi non fa questi riferimenti in modo esplicito ma dev'essere a questo che pensa quando sottolinea che "c'è bisogno di un tavolo in Regione". Anzi, forse a quello del governo, visto che le carte del patto sulla Porta a Mare portano anche la firma di Palazzo Chigi per evitare che le garanzie su tempi e prospettive siano lasciate a galleggiare nel mare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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