Il Tirreno

Livorno

Spaccio rosa, mai così tante donne

di Lara Loreti

Dalla leader tunisina di una delle associazioni a delinquere individuate dalla polizia fino alle giovani pusher livornesi

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LIVORNO. Si chiama Amri Rachida ed è stata una delle prime donne in assoluto, tra le immigrate in Italia dalla Tunisia, a ricoprire un ruolo di leadership nella compagine degli spacciatori magrebini. Rachida, oggi rimpatriata dopo essere stata espulsa, negli anni Duemila è stata uno dei boss a Livorno a cui facevano riferimento tutti i magrebini attivi in città nel mondo della droga. Ne sono convinti gli investigatori della squadra mobile della polizia e della direzione distrettuale antimafia che giovedì mattina hanno eseguito 56 ordinanze di custodia cautelare nell’ambito della maxi inchiesta antidroga che ha colpito Livorno e Firenze. L’indiscussa egemonia di Rachida, spiegano gli investigatori, è evidente anche dal fatto che alcuni degli arresti fatti di giovedì hanno coinvolto suoi storici “scagnozzi” che nel tempo hanno fatto strada. Arrestata più volte all’epoca per droga, Rachida, allora trentenne, come spiega il procuratore capo della Dda Giuseppe Quattrocchi, aveva messo su la prima delle 4 organizzazioni attive sia Livorno sia a Firenze: controllava un canale preferenziale che collegava il traffico di stupefacenti in viaggio dall’entroterra alla costa. Era molto conosciuta dalle forze dell’ordine per il suo carisma. Ed era temuta. Tanto che, come spiega la polizia, non si veniva in Italia a spacciare dalla Tunisia se non c’era il suo benestare.

La scia di Rachida è stata seguita a Livorno da altre tunisine. Le tre donne arrestate giovedì dalla sezione antidroga della squadra mobile avevano tutte un ruolo di spicco nelle quattro organizzazioni scoperte. A partire da Siham Mamouni, marocchina di 35 anni, ex compagna di Abderrahman Zanzoumi, algerino di 28 anni, già arrestato il mese scorso per una rapina legata alla droga fatta a Monterotondo e per un’altra aggressione avvenuta in via Garibaldi ai danni di Ivana Lilla, giovane livornese, anche lei arrestata giovedì. Secondo la polizia, l’algerino gestiva un grosso giro di soldi legato alla droga e la sua donna Siham gli avrebbe fatto per anni da braccio destro. Poi i due si sono lasciati e lei ha abbandonato Livorno per andare a Grosseto, dove l’altro giorno è stata arrestata. Oltre a essere la compagna di una figura di spicco, Siham secondo la polizia era attiva nelle decisioni di lui e lo aiutava a gestire sia i soldi sia l’organizzazione (il terzo gruppo attivo in Venezia, Moletto Nazario Sauro e alla Leccia). Compagna di Hadji Moez (anche lui in manette l’altra notte), invece Ivana Lilla, per gli investigatori, è da considerarsi una piccola pusher, prevalentemente legata al primo gruppo di spaccio, quello attivo alle Sorgenti e in piazza della Repubblica. Come lei, le altre livornesi - Chiara Nati, Valeria Lo Porto, Letizia Toso e Chiara Aspidi -, legate ai tunisini a volte come fidanzate e altre come semplici spacciatrici, sono considerate dalla polizia pusher di livello inferiore rispetto alle magrebine.

Tra queste ultime, una pedina importante nello spaccio livornese è considerata Aicha Houdi. Residente a San Marco, era già stata arrestata per un giro di cocaina. Secondo le accuse aveva partecipato a un traffico internazionale di roba proveniente da Francia e Olanda. Sua collaboratrice era Dounia Aachab, anche lei in manette giovedì. Poi però le due si erano separate

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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