Il Tirreno

Livorno

Ok di Gallanti, il Comune dà forfait

L’Authority sta con Rossi. Palazzo civico teme che tutto resti bloccato per anni

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LIVORNO. Non potrebbe essere più esplicita la discesa in campo dell'Authority al fianco del governatore Rossi per chiedere che la demolizione della Concordia avvenga a Livorno. Il presidente Giuliano Gallanti ha colto al balzo la riunione del comitato portuale dedicata al bilancio dell'ente per dire che il porto di Livorno «è pronto ad assumersi questa responsabilità»: la Toscana – aggiunge – «ha dimostrato più di una volta di avere le professionalità e le competenze adatte» per «risolvere insieme questa emergenza nazionale».

Ma proprio questo sembra far risaltare ancor di più il forfait del Comune dalla riunione: potrebbe esser stato causato da un contrattempo (e dunque non avere valore politico), però molti ieri si sono chiesti se non sia disappunto per l’attivismo che l’Authority sta avendo su questo fronte.

Si scopre l'acqua calda a dire che Palazzo civico teme come la peste i contraccolpi sull'operazione Porta a Mare. Era accaduto già nei mesi scorsi, appena Azimut Benetti aveva alzato il tiro paventando il rischio di fare la valigia. Nel mazzo anche la preoccupazione che il porto turistico faccia a gomitate con il rilancio delle riparazioni navali nel bacino. Soprattutto dopo che il dossier del Rina aveva sponsorizzato la scelta degli yacht, e a maggior ragione dopo che Gallanti aveva detto che non era una sentenza definitiva quello studio (da lui commissionato in tandem con Azimut).

Secondo quel che è possibile ricostruire, dove stanno le ragioni delle perplessità su cui si ragiona a Palazzo civico? Probabilmente nella paura che la nave attualmente sotto sequestro resti in situazione “congelata” a lungo e comunque con una telenovela di accertamenti delle compagnie assicuratrici che impediranno di “toccarla” per un rilevante arco di tempo: se anziché un luogo dove lavorarla si finisse per cercare solo dove ricoverarla equivarrebbe a congelare per 2-3 anni – questo è il filo rosso dell’argomentare – ogni scelta di programmazione, magari mettendo i bastoni fra le ruote all’unica fabbrica (Azimut) che non affoga nella crisi.

Ma sono congetture, scenari, confidenze: non una reazione ufficiale. Anche per evitare di aprire un fronte di scontro aperto con la Regione che ha speso in persona il governatore in questa battaglia.(m.z.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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