Il Tirreno

Livorno

Narcotraffico, livornese in manette a Roma

di Federico Lazzotti
Narcotraffico, livornese in manette a Roma

L’uomo, 65 anni, è stato arrestato dai carabinieri, nel 1985 era evaso da un carcere venezuelano

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LIVORNO. La prima volta che venne arrestato in Venezuela non aveva ancora 40 anni, era il 1985 e Pier Maurizio Cecchini, riuscì ad evadere dal carcere pochi mesi più tardi. A distanza di 27 anni la carriera criminale di “Mario”, questo il nome di battaglia del boscaiolo ancora residente a Campiglia, potrebbe essere arrivata al capolinea.

Cecchini, 65 anni, infatti, è stato arrestato nei giorni scorsi al termine di una maxi operazione del nucleo investigativo dei carabinieri di Roma. In manette sono finite altre 31 persone accusate tra le altre cose di narcotraffico e associazione mafiosa.

Leggere il curriculum di Cecchini vuol dire fare un tuffo tra un film americano e un libro di Roberto Saviano. A metà degli anni Ottanta, infatti, “Mario” è in Sud America e organizza il traffico di cocaina tra il Venezuela e l’Europa: lui si procurava la droga e grazie alla collaborazione di un hostess dell’Alitalia riusciva a far arrivare la merce a destinazione. Il denaro sporco veniva poi riciclato, secondo gli investigatori, nell’agenzia del Banco di Sicilia di Partanna, in provincia di Trapani.

Tanto che qualche mese dopo il suo arresto e quello dei due complici, presi durante un blitz della polizia venezuelana che scopre in una valigia dieci chili di cocaina, in Italia scatta una maxi operazione che porta all’arresto di una ventina di persone.

«A quel punto però – racconta un investigatore che negli anni non lo ha mai perso di vista – Cecchini era già riuscito a scappare riuscendo a restare latitante fino alla metà degli anni Novanta».

Pier Maurizio, in quegli anni, sembra capace di allargare i propri orizzonti criminali, tanto che viene avvicinato al clan degli Spatola, famiglia di Marsala che proprio negli anni Novanta è al centro di molti delitti di mafia.

È in questo clima e con questi appoggi che Cecchini avrebbe organizzato diversi viaggi tra la Spagna e la Toscana per importare droga, stavolta hashish. «Per anni ha rifornito il nostro mercato – raccontano i carabinieri – facendo entrare, soprattutto sul litorale tirrenico due o tre quintali di merce per volta».

Un traffico che si interrompe nel 1996: Cecchini viene arrestato, sempre per droga, pizzicato con un chilo di cocaina e un fucile a canne mozze.

Il suo legame con Piombino e Campiglia però non si è mai spezzato, tanto che due anni fa è nel livornese che fa ritorno. È il luglio del 2010 quando i carabinieri di Piombino lo arrestano a due passi dalla stazione con in tasca una pistola giocattolo modificata e pronta a sparare.

Mercoledì sera era nella sua casa di Campiglia quando è stato raggiunto dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Roma che lo ha riportato in carcere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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