Gioco
"Gli anti-casta siamo noi". Grillini lanciati sul voto
A Pistoia, Lucca e Carrara le liste 5 Stelle potrebbero essere decisive nei ballottaggi. Con Internet e volti nuovi
FIRENZE. Beppe Grillo, toscano di adozione (possiede una villa a Bibbona), se li è coccolati tutti i suoi grillini, candidati a sindaco per le prossime elezioni amministrative del 6-7 maggio, nell’ultimo week-end. Da Tiberio Papi, 37 anni, fisioterapista di Reggello a Lorenzo Olivotto, 30 anni, esperto di informatica, che si presenta a Pitigliano. Da David Lucii, 47 anni, commerciante di Forte Marmi a Giacomo Del Bino, 44 anni, educatore, candidato a Pistoia. Da Daniela Rosellini, 44 anni, dipendente Inps di Lucca a Matteo Martinelli, 33 anni, funzionario dell’Agenzia delle entrate, candidato a Carrara.
Sei personaggi in cerca di un successo imprevisto. I sondaggi (vedi articolo a parte) danno il movimento “5 Stelle” all’7,5 per cento, ma se chiedi ai candidati quale risultato firmerebbero a rispondono spavaldi: «Vogliamo vincere». Fatto è che in alcuni comuni, come Lucca, Pistoia e Carrara, in caso di ballottaggio , i voti dei grillini si annunciano decisivi per far vincere il candidato di destra o di sinistra. Ma loro, i candidati a sindaco, assicurano che non daranno indicazione di voto. Nè a destra e nè a sinistra.
Internet e l’anti-Casta. Tira un vento a favore per i grillini. Dice Alfonso Bonafede, 33 anni, avvocato fiorentino, una della prima ora (si è presentato nel 2009 a Firenze e conquistò il 2%): «Il movimento è molto cresciuto. E anche i nostri candidati sono di qualità. Quando Grillo è venuto a Carrara c’era un fiume di gente, forse qualche migliaia».
Ma da cosa sono attratti questi elettori in cammino verso Grillo e il suo movimento? «Quando c’è una nuova forza politica che cresce vuol dire che il malcontento verso la classe politica è diffuso», spiega Bonafede. Ma non è il malcontento leghista contro le tasse: «Noi siamo piuttosto figli di internet e dell’anti-Casta, della rabbia giusta. La gente non sopporta i privilegi dei politici ma neppure la loro inaccessibilità», aggiunge l’avvocato fiorentino, che sta portando avanti una class action contro la Tav a Firenze.
La democrazia del mouse. Pietro Bernocchi, dei grillini di Lucca, è un lavoratore in mobilità di una multinazionale, ha 49 anni, alle spalle un’esperienza politica nell’Ulivo e poi in An, spiega che si è avvicinato a Grillo perché attratto dall’idea che tutti i cittadini con un clic del mouse possono comunicare, decidere, partecipare alla politica «senza filtri». Dice: «Di Grillo mi piacciono tre aspetti: la chiarezza del linguaggio, la limpidezza e l’essere uno fuori dal coro e dalle regole comuni». L’uomo del vaffa e della democrazia dal basso, via internet, insomma. Gli fa eco il carrarino Martinelli: «Del movimento 5 Stelle mi piace il fatto che chi fa politica condivide con gli altri le scelte e a contare non è la fedeltà al partito ma il merito, la competenza».
Nuovi alla politica. I grillini sono personaggi nuovi alla politica. Sì, c’è chi viene dalla sinistra e dalla destra, ma in generale, almeno i candidati, quelli più in vista, sono in gran parte degli under 50 attratti dal verbo di Grillo. Nati e cresciuti nei suoi show e poi da lui quasi portati per mano dai teatri ai consigli comunali: «Mai una tessera in tasca. L’ultima volta ho votato per un partito di cui non avevo sentito la pubblicità», racconta Martinelli. Il che la dice lunga sui grillini come quelli che sono stati sempre al largo dei partiti e dei «teatrini della politica». Per cui si salva, turandosi il naso, il partitino di nessuno, la lista fuori del coro. Fuori dalla società della politica dei partiti.
Ecco un altro tratto saliente del movimento “5 Stelle”: quello di concepire la politica e la democrazia senza i partiti. Organizzazione, quest’ultima, del Novecento. Loro sono i figli della Rete, non della sezione. Comunicano e decidono tramite internet e skype. Solo una volta alla settimana si riuniscono in qualche locale o a casa di qualche militante.
E poi i temi. Da quelli ambientali alla trasparenza e alla mobilità. «La mia battaglia principale è per porre lo stop al cemento. Forte dei Marmi è ormai diventato un suk arabo di case in vendita», spiega ad esempio Lucii, candidato a sindaco. «Voglio conquistare la maggioranza», dice. È una boutade, ma indica uno stato d’animo vincente.
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