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«Poteva essere salvato serviva il defibrillatore»

«Poteva essere salvato serviva il defibrillatore»

Il perito dei Morosini accusa: «Per le aritmie bisogna usare quella macchina» Oggi sarà interrogato Porcellini, il medico della società amaranto

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PESCARA. «Che il problema sia cardiaco non c’è nessun dubbio: sono d’accordo col medico legale. Piermario Morosini ha avuto delle probabili aritmie e se è un problema di aritmie i cardiologi insegnano che il defibrillatore va usato subito». La dottoressa Cristina Basso, perito nominato dalla famiglia dello sfortunato centrocampista del Livorno morto allo stadio Adriatico sabato scorso, esce allo scoperto con una dichiarazione forte. Quindi, secondo il perito di parte - che ha assistito insieme al medico legale Cristian D’Ovidio agli esami istologici - sarebbe molto probabile una malattia genetica strutturale «anche non ereditaria», che spesso è causa di morte improvvisa negli under 35, specialmente in campo sportivo.

«La mia esperienza - ha proseguito la Basso, che lavora all’Università di Padova - mi dice che se la malformazione fosse stata nota forse Morosini sarebbe ancora tra di noi, anche perchè non avrebbe fatto sforzo, visto che gli sarebbe stato vietato dalla malattia. Ma c’era comunque un campanello d’allarme in famiglia dovuto proprio alla morte del padre per problemi cardiaci».

Queste affermazioni del perito di parte della famiglia Morosini - che non è tenuta al segreto istruttorio - ha suscitato notevole perplessità in ambito giudiziario e potrebbe segnare l’inizio di una “guerra tra periti” che si innesta nella vicenda giudiziaria che mira a ricercare eventuali responsabili dell’eventuale mancato soccorso. Secondo le fonti del Palazzo di Giustizia di Pescara, nonchè per gli inquirenti, fare anticipazioni sull’uso o meno del defibrillatore in questa fase delle indagini sembra inopportuno. Ma è sicuro che il quesito finale a cui deve rispondere il medico legale Cristian D’Ovidio è proprio quello sull’uso del defibrillatore: D’Ovidio dovrà dire in ultima analisi se l’uso del defibrillatore avrebbe potuto contribuire a salvare Morosini. Per gli inquirenti questa è solo una fase di accertamento dei fatti, di raccolta delle dichiarazioni (sono già stati ascoltati un infermiere della Misericordia, medico e massaggiatore del Pescara e il cardiologo Leonardo Paloscia, sceso dalla tribuna dopo il malore fatale di Morosini) e anche di mappatura di ruoli e responsabilità allo stadio Adriatico e fuori.

A questo punto per comporre il puzzle delle indagini manca solo lo staff medico amaranto, e la Digos di Pescara fa sapere che saranno ascoltati a Livorno entro questa settimana. Molto probabilmente oggi, oppure domani. Il dottor Manlio Porcellini e i massaggiatori Gianni Scappini e Giacomo Bolognesi dovranno raccontare la loro versione dell’accaduto in quanto persone informate sui fatti. Poi il quadro sarà completo.

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di Redazione web