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Per il ministero tutto regolare Il Pd: tempi lunghi
LIVORNO. «La vicenda è stata affrontata in tempi eccessivamente lunghi». Dopo la risposta del ministero, la senatrice Granaiola (Pd) che ha seguito in prima persona l’incidente dei bidoni tossici,...
LIVORNO. «La vicenda è stata affrontata in tempi eccessivamente lunghi». Dopo la risposta del ministero, la senatrice Granaiola (Pd) che ha seguito in prima persona l’incidente dei bidoni tossici, continua a criticare una tempistica molto lenta. La senatrice insieme ad altri colleghi del Pd il mese scorso aveva presentato un’interrogazione chiedendo che cosa fosse caduto in mare dalla motonave "Eurocargo Venezia" il 17 dicembre dello scorso anno? E il gruppo tecnico che si è costituito presso il ministero - si legge in un lungo documento consegnato ai parlamentari - «ha convenuto, sulla base delle considerazioni espresse da Ispra e Arpat, che la sostanza dispersa in mare possa essere classificata come rifiuto. Così come, da contatti attivati dalla Direzione per la tutela del territorio e risorse idriche con funzionari del ministero dell'ambiente lussemburghese, è stato accertato che la sostanza in questione viene considerata rifiuto anche da parte dello Stato ricevitore».
Per le acque del Santuario dei cetacei, dunque, se ne andavano viaggiando in mezzo alla burrasca bidoni carichi di rifiuti. Oggi finiti in fondo al mare. Nonostante la pericolosità delle merci trasportate, il ministero dell'ambiente nel rispondere ai quesiti posti ha voluto rassicurare sul fatto che al momento dell'imbarco tutto si è svolto come previsto. Precisando che «non è richiesta, in generale, un'ispezione a bordo all'atto di imbarco su nave di merce pericolosa» e che «i controlli a bordo delle navi da parte dell'Autorità marittima sono generalmente effettuati con criterio 'a campione' in occasione delle visite di sicurezza (per le navi italiane) o in casi particolari. Nel caso in esame risulta che tale verifica sia stata preventivamente compiuta dall'Autorità marittima competente prima dell'inizio del viaggio». Insomma, la Capitaneria di porto di Catania era salita a bordo dell'"Eurocargo Venezia" al momento dell'imbarco dei bidoni contenenti le sostanze pericolose.
Tra le questioni che i senatori ponevano, dopo aver visionato i documenti relativi al trasporto, anche quella della mancata indicazione del numero di colli trasportati. Per il ministero dell'ambiente, anche in questo caso, è tutto regolare. Anche se, probabilmente, la difficoltà nel ricostruire l'esatto numero dei fusti caduti in mare è dovuto anche alla scelta di come quantificare il materiale trasportato. Il carico caduto in mare - così fissa nero su bianco il ministero - «è costituito da 198 fusti, risultanti dalla differenza di 224 fusti imbarcati a Catania ed i 26 effettivamente giunti a Genova». Resta da capire se - una volta ricostruito che di rifiuti si trattava - al trasporto in questione andasse applicata la sola normativa per il trasporto di merci pericolose via mare o se la spedizione dovesse attenersi anche a quella sul trasporto di rifiuti. A questo punto versati in mare con tutto quello che ne deriva dal punto di vista penale.
La senatrice Granaiola si è dichiarata «parzialmente soddisfatta della risposta poiché non risulta ancora chiaro cosa sia successo nella notte dell'incidente». A cominciare dal fatto che «nella prima relazione della prefettura di Livorno si faceva riferimento alla dispersione di cobalto. Tale riferimento è invece scomparso nelle relazioni successive. Nel sottolineare «la eccessiva lunghezza dei tempi - oltre quattro mesi - nei quali l'intera vicenda è stata affrontata», la senatrice ha auspicato «misure compensative per le conseguenze sofferte dal settore della pesca e che vengano effettuate ulteriori analisi sui bidoni recuperati».
(d.f.)
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