Gioco
Livorno vuole lo scafo della Costa, altri porti in lizza
Il bacino toscano deve vedersela con Genova e Palermo. Imminente la scelta del progetto per portare via la nave. Il presidente Rossi nell'intervento sul Tirreno: ecco perché l'epilogo deve essere scritto nella darsena labronica
ROMA. Ancora poche ore e, al tavolo londinese del conclave fra compagnia di navigazione e il pool delle società assicuratrici, si deciderà a chi affidare il delicatissimo compito di portar via dagli scogli dell'isola del Giglio il colosso squarciato della Costa Crociere. La finalissima sembra esser diventata in extremis a tre: al gruppo americano Titan targato Florida, controllato da Crowley, e alla cordata italo-olandese Smit & Neri, sembra essersi aggiunto negli ultimi giorni anche un altro gigante olandese del settore, Mammoet.
Non è dato sapere se quest’ultima sia in campo per conto proprio o al fianco di Smit, com’è accaduto al recupero-leggenda del sommergibile nucleare russo Kursk. È da aggiungere che l’alleanza Smit-Neri è quella che in queste ultime settimane ha tolto le castagne dal fuoco, in collaborazione con altre imprese livornesi come D’Alesio e Labromare, cancellando l’incubo che 2.200 tonnellate di combustibile a bordo della nave incagliata potevano rappresentare per l’industria turistica di tutta la costa maremmana.
Il governatore toscano Enrico Rossi ha chiesto ieri con forza dalle colonne del Tirreno che lo smantellamento della nave sia fatto a Livorno: nessuna intenzione di fare il tifo per questa o quella cordata – aggiunge – ma il sistema Toscana ha dimostrato, da un lato, una straordinaria mobilitazione di protezione civile con la solidarietà degli abitanti del Giglio che si sono fatti in quattro per aiutare i naufraghi e, dall’altro, con la professionalità con cui proprio il porto di Livorno ha affrontato nel 1988 l’emergenza dei rifiuti tossici del cargo tedesco Karin B.
Livorno ha un bacino grande in muratura fra i più ampi del Mediterraneo. È ko per anni e anni di mancate manutenzioni? Sì, ma nelle scorse settimane si sono susseguiti i sopralluoghi di tecnici: l’infrastruttura è adeguata per ospitare la Costa Concordia e, siccome si tratta di un intervento di demolizione, c’è bisogno solo di pochi aggiustamenti per farlo ripartire.
Eppure da un lato blog indipendenti del Colorado, sempre bene informati sul caso Costa Concordia, insistono a dire che il relitto sarà portato a Genova (che pure dista quasi 150 miglia nautiche dal Giglio, il doppio esatto di Livorno).
Non basta: esiste anche la possibilità che la carcassa della love boat sia trasferita addirittura a Palermo: paradossale se pensiamo che il relitto, rimesso provvisoriamente in galleggiamento dovrebbe affrontare una distanza quadrupla rispetto a quella per Livorno.
Lasciamo perdere i sospetti campanilistici per cui in favore di Genova possa giocare il fatto che è genovese la Cambiasso & Risso che rappresenta Smit in Italia. Semmai le indiscrezioni accreditano che sia Titan – società americana così come anglo-americana è la Carnival che controlla Costa Crociere – a puntare su Palermo: in favore di quest’ipotesi gioca il fatto che lì c’è Fincantieri, colosso pubblico in difficoltà.
Se sarà il tavolo londinese a scegliere quale società gestirà il recupero, è altrettanto vero che è nelle mani del ministro dell’ambiente Corrado Clini e del plenipotenziario della Protezione civile Franco Gabrielli, viareggino, la chiave per stabilire quale percorso autorizzare: se qualcosa non filasse liscia, davvero nessuno gli chiederebbe come mai hanno detto sì al percorso più lungo?
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