Finanza
A VENT’ANNI TRA DOLORE E SPERANZA
Ecco la lettera con cui la famiglia di Sara desidera ringraziare gli operatori che sono stati vicino alla ragazza negli ultimi anni, ripercorrendo anche le difficoltà attraversate dal giorno dell’inci...
Ecco la lettera con cui la famiglia di Sara desidera ringraziare gli operatori che sono stati vicino alla ragazza negli ultimi anni, ripercorrendo anche le difficoltà attraversate dal giorno dell’incidente. La lettera è in prima persona e porta la firma di Sara, «perché è così – ripete la sorella Chiara, che l’ha scritta – che sicuramente lei avrebbe voluto dire ciao e grazie».
In questi ultimi sette anni la mia vita, la vita di una ragazza di 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27, ormai anche se per poco tempo 28 anni, è stata caratterizzata dal rincorrersi continuo e senza sosta di dolore e speranza.
Operazioni riuscite, operazioni andate male, percorsi di riabilitazione, miglioramenti, regressioni, speranza, tanta speranza, e dolore, tanto dolore. In tutto questo non sono mai, nemmeno per un attimo, rimasta sola: la mia mamma e il mio babbo sono sempre stati con me, fino all'ultimo, corpo e anima, e con me hanno condiviso il dolore di ognuna delle mie ferite, dandomi così la possibilità di sopportarle.
In questi sette anni la mia esistenza si è svolta essenzialmente tra la mia casa, dove ogni giorno trovavo la mia ragione solo nella mia cura e nella mia protezione, gli ospedali (sono stata a Livorno, a Pisa, a Milano, in Svizzera) e i centri di recupero e riabilitazione (a Fontanellato, in Austria, a Viareggio, in Svizzera e a Volterra).
Ogni esperienza ha avuto la sua storia e ora non posso esimermi dall'affermare che, in alcuni casi, non è stata per niente positiva e non solo per qualcosa di non riuscito o di un risultato non raggiunto, ma perché Sara e coloro che le stavano vicini, non erano visti, non esistevano.
Poi, nell'ultima parte di questo faticoso e duro cammino, forse proprio nella sua parte più dura e insopportabile, sono finita tra le braccia (non posso usare nessun’altra parola) di persone che Sara non solo l'hanno vista, ma che sono state anche capaci di proteggerla oltre che di curarla.
Sto parlando di tutte le persone che lavorano nei reparti di nefrologia e rianimazione dell'ospedale di Livorno, i primari - dottor Bigazzi e dottor Roncucci - tutti i medici, tutte le infermiere e tutti gli infermieri, che con grande e autentica professionalità, dedizione e umanità, in questi ultimi due anni si sono letteralmente presi cura di me, della mia mamma e del mio babbo.
Non si sono mai arresi all'evidenza della difficoltà di gestione della mia condizione, non mi hanno mai fatto mancare le migliori cure, non hanno mai fatto scelte che non guardassero solo al mio miglioramento, mi hanno aiutato a sopportare il dolore e la paura, sono stati capaci di usare le parole giuste e i giusti gesti con tutti i miei familiari.
Vi ringrazio con tutto il cuore davvero di tutte le vostre cure, fatte non solo di medicine e terapie, ma soprattutto di attenzioni, grandi attenzioni, e autentico rapporto. Per chi non sta bene incontrare persone come voi è senz’altro la prima delle fortune. Grazie!
Sara
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google