Lutto
La Tred dimezza lavoro e operai «Per sopravvivere restiamo in 9»
Mobilità in vista per i dipendenti dell’impresa che recupera frigoriferi in via delle Sorgenti L’amministratore: «Schiacciati dai prezzi sempre più bassi e dal ritorno dei ferrivecchi»
LIVORNO. Inutile girarci troppo intorno: dopo il calo di lavoro e fatturato, la Tred dimezzerà gli operai. Da qualche settimana sul piazzale di via delle Sorgenti dove si trattano e avviano al recupero soprattutto frigoriferi e congelatori, tira una brutta aria. Dopo un anno di cassa integrazione ordinaria, per i 17 dipendenti è partita la cassa straordinaria per crisi: la società ha avviato un percorso con i sindacati «perché per sopravvivere dovremo restare al massimo in nove». Tradotto: staccata la spina degli ammortizzatori, saranno aperte le procedure di mobilità e salvo colpi di scena almeno in otto dovranno andare a casa.
A confermarlo è l’amministratore delegato, Nicola Suggi. «Rispetto a un anno e mezzo fa – spiega – i volumi sono dimezzati. Abbiamo dovuto ridurre i turni: ogni dipendente, oggi, lavora al massimo sei giornate al mese. È chiaro che così non si può andare avanti, la situazione è drammatica. Per salvare l’impresa dovremo restare in nove».
Oggi Tred è una realtà tutta privata (è di Refri, una costola del colosso emiliano Unieco), ma fino allo scorso anno apparteneva soprattutto ad Aamps. Per mettere in fila le cause del crollo bisogna partire da quel cambio di sede, con ampliamento di capannoni e spazi di lavoro, che non c’è mai stato. Tred, qualche anno fa, avrebbe dovuto trasferirsi in via del Marzocco, in un’area più grande: sembrava tutto fatto, ci fu anche una cerimonia di inaugurazione con il via al pagamento dell’affitto. Ma poi il Comune non concesse i permessi. Vecchie ruggini che porteranno la società a investire altrove, magari dove esiste già un polo della differenziata?
Il problema più grande sarebbe comunque diventato presto il mercato, con i consorzi fra produttori che dopo l’ingresso di alcune multinazionali hanno spostato i flussi di rifiuti al nord. Nel 2009 Tred ha rinunciato al settore elettronico e ai 14 operai di Cooplat che smontavano i televisori e ne spedivano le componenti da salvare fino in Giappone. Poi anche le tonnellate di frigoriferi e congelatori hanno iniziato a scendere. L’area fiorentina (che da sola rappresenta il 50% dei traffici regionali) invia tutto o quasi nel milanese. «Nel giro di pochi anni – raccontano dalla società – siamo passati dal trattamento di circa 4mila tonnellate all’anno a poco più di 1800. Tutto mentre, a partire dal 2008, il prezzo dei frigo da trattare è passato da 300 a 70 euro». Lo scorso anno Tred ha chiuso il bilancio in attivo per la dismissione di alcuni beni, quest’anno i conti andranno in rosso.
A complicare tutto ci si è messo un guaio che dà il segno dei tempi. «Con la crisi che si respira in giro – chiude Suggi – in molti sono tornati a fare i ferrivecchi. Il 40 per cento di quello che ci arriva è già stato cannibalizzato: dai frigo spariscono i compressori, che da soli valgono 500 euro a tonnellata. Per l’azienda è un’ulteriore perdita».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google