Gioco
«L’architettura dominata dal caso»
Lo storico Ciorli traccia un’immagine della città: «Si adatta a ogni situazione»
LIVORNO. «La città non ha una sua livornesità, non l’ha mai trovata», parola di Riccardo Ciorli, esperto di storia locale e funzionario direttivo dell’Archivio di Stato di Livorno.
Ciorli non fa polemica, tutt’altro. È convinto che l’unicità di Livorno sia anche questa sua mancanza di una caratterizzazione marcata. Sarebbe un fenomeno da studiare con attenzione, se si considera che tutto a Livorno sembra un poco dominato dal caso. A partire dall’architettura cittadina, che pare fatta più di giustapposizioni più o meno condivisibili che motivata da scelte funzionali ed estetiche ben precise.
«Per tutto il Novecento - dice Ciorli - si sono susseguiti interventi di abbattimento e ricostruzione poco organici. In quel periodo Livorno aveva una situazione igienica precaria, con le fognature a cielo aperto che passavano in mezzo al cuore della città. La soluzione trovata fu quella di sventrare quella zona». Intervento che portò a un esodo massivo della gente che abitava in centro.
«Le persone emigrarono - prosegue Ciorli - e se ne andarono verso nord, così sono nati i quartieri di Corea e Shangai. Ma c’è da chiedersi perché la gente poi sia rimasta in quelle zone e invece non sia tornata nel centro città: è un fenomeno da capire».
Secondo Ciorli, dopo le realizzazioni legate all’epoca fascista, è partita una sorta di ansia da ricostruzione. «Ma perché dopo la guerra - spiega - si butta giù e si ricostruisce anche quello che era rimasto in piedi. Sono interventi veloci, senza un criterio ben definito, che vanno oltre la necessità di risanare gli edifici dopo i bombardamenti». Sono interventi non organizzati sulla base di un progetto architettonico-urbanistico chiaro.
«L’esempio lampante di questa scelta - prosegue - è via Grande: il 20% era rimasto in piedi ma si è deciso comunque di buttare giù e ricostruire. Oppure pensiamo alla chiesa della Misericordia, in piazza Guerrazzi, anche quella rifatta ex novo». Ecco, secondo Ciorli la tipicità livornese rispecchia un po’ queste scelte: caotiche e senza un disegno preciso.
«Livorno è una città che si adatta alla situazione che si trova in quel momento. L’importante è che ci sia da vendere, domina un po’ lo spirito di quella che era piazza Venti Settembre».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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