Gioco
Bottoni assolto per l’Aula Mariana, «perseguitato per 6 anni»
Lo sfogo dell’imprenditore dopo la lettura della sentenza. I quattro imputati erano accusati di ricettazione per i lavori al santuario di Montenero
LIVORNO. La sigaretta più dolce da sei anni a questa parte Piero Bottoni la accende a metà mattina, appena uscito dal Tribunale. Sono da poco passate le 11,30 e pochi minuti prima la Corte ha letto la sentenza con la quale ha assolto l’imprenditore edile, le sue due figlie e l’ex faccendiere della congregazione vallabrosiana Giuseppe Pinucci. L’accusa era quella di aver fatto sparire tre miliardi di vecchie lire per i lavori di ristrutturazione all’Aula Mariana, nel complesso del santuario di Montenero, inaugurata e poi chiusa per problemi strutturali.
«La sentenza – spiega Bottoni – si commenta da sola: assolto con formula piena perché il fatto non sussiste. Ormai sono sotto processo da sei anni tra questo caso e quello delle Ex Terme del Corallo e questa è la seconda volta che ne esco pulito. La mia odissea processuale avrebbe potuto abbattere chiunque, per fortuna non ho mollata e grazie alla mia credibilità come imprenditore, al sostegno del collega Rodolfo Cagliata e a quello delle banche sono riuscito a tenere in piedi un’azienda che ha alle spalle cinquant’anni di storia e adesso conta quindici dipendenti».
Il pubblico ministero Massimo Mannucci, che ha condotto le indagini, durate due anni e iniziate dopo una denuncia da parte della stessa congregazione, aveva chiesta per Bottoni e Pinucci due maxi condanne dopo aver riqualificato – nell’ultima udienza – il reato da riciclaggio in ricettazione. Cinque anni e sei mesi per il costruttore e tre anni e sei mesi per il faccendiere che avrebbe aiutato l'ex priore don Idelbrando Vincenzo Cascavilla, che ha già patteggiato per appropriazione indebita, a distogliere i soldi destinati - era la tesi dell'accusa - all’imprenditore.
Era stata chiesta l'assoluzione, invece, per le due figlie di Bottoni, anche loro imputate, perché a loro nome erano stati intestati venti libretti al portatore per un valore, quando sono stati estinti, di oltre 110mila euro.
L'indagine legata ai lavori all'interno dell'Aula Mariana è una storia lunga e complessa che parte nel 1998 quando Stato e Vaticano misero a disposizioni, nell'ambito delle celebrazioni del Giubileo, i fondi necessari. L’anno dopo la Fratelli Bottoni srl e una Associazione temporanea di imprese vincono la gara per la realizzazione dell’opera con un corrispettivo iniziale di quasi sette miliardi di vecchie lire.
Un costo che con il tempo è cresciuto fino a toccare - ricordano i legali di Bottoni, gli avvocati Tullio Padovani e Anna Francini - i tredici miliardi di lire. «Tutti regolarmente fatturati dall'imprenditore e tracciabili attraverso le ricevute e le banche», aggiungono nelle memorie difensive depositate ieri.
Nel mirino dei difensori è finita in particolare la relazione del consulente del pubblico ministero e la temporalità dei fatti rispetto al capo d'imputazione. «Dov'è la prova del meccanismo probatorio - si domanda l'avvocato Francini - se non è provato che i contati a disposizione della Chiesa siano finiti a Bottoni al di là delle sue competenze regolarmente fatturate». Certo è che i pagamenti, non sempre, sono stati eseguiti con chiarezza, tra soldi in contanti denaro versato su conti intestati a terze persone. «Ricordiamoci che sono passati dodici anni – puntualizza il legale – e c’erano consuetudine che oggi sarebbero inattuabili».
Al centro del processo, non a caso, c'era un mutuo di due miliardi delle vecchie lire acceso dall'ex priore alla Banca Toscana che la congregazione – aggiunge oggi Bottoni – ha continuato a pagare senza battere ciglio dopo aver lo disconosciuto».
Per l’imprenditore è il giorno buono anche per togliersi un altro sassolino dalla scarpa proprio nei confronti dei suoi ex datori di lavoro. «Con i preti – dice – sono un po’ arrabbiato. Soprattutto per il comportamento che hanno avuto a partire dal 2008, quando a distanza di sei anni hanno denunciato un presunto reato e si sono costituiti parte civile nel procedimento». Eppure negli anni precedenti racconta di «non aver mai ricevuto alcuna lamentala da parte della congregazione».
Ora che il processo è finito, non è chiaro se il pubblico ministero farà Appello, la storia dell’Aula Mariana continua a fare acqua e da un momento all’altro potrebbe tremare di nuovo.
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