Toscana
Truffa allo Stato, condannati i Lucarelli
Due anni ai genitori, uno ad Alessandro. Per il tribunale hanno dichiarato il falso per mantenere la casa popolare a Shangai
LIVORNO. La prima sconfitta giudiziaria della famiglia Lucarelli si consuma intorno alle quattro e mezzo di pomeriggio: condannata a una pena complessiva di cinque anni di carcere per aver truffato lo Stato e aver dichiarato il falso per mantenere la casa dove aveva vissuto a partire degli anni Ottanta, al numero 7 di via dell’Antimonio, quartiere Shangay pagando un affitto di 12,91 euro al mese. Ma ad assistere alla lettura della sentenza non si è presentato nessuno dei tre imputati: Alessandro Lucarelli, 34 anni difensore del Parma e nemmeno i suoi genitori Maurizio, 56, presidente di Unicoop e Franca Bussotti, 52.
Sono i loro legali a comunicare l’esito del processo con rito abbreviato: i genitori condannati a due anni di carcere, l’ex giocatore amaranto a un anno (le pene sono sospese), oltre a un risarcimento danni nei confronti di Casalp (società che gestisce le case popolari a Livorno e che si è costituita parte civile nel processo ndr) che per il momento è stato fissato in diecimila euro ma potrebbe lievitare in sede civile.
«L’alloggio è stato già riassegnato – spiegavano i legali dei tre in attesa della sentenza – poi si tratta di persone incensurate e soprattutto il reato di truffa aggravata in questo caso non si concretizza perché come abbiamo argomentato nelle memorie difensive portando le sentenze della Corte di cassazione a sezioni riunite, Casalp non è una società pubblica ma privata». Ma quella che un tempo si chiamava Ater, gestisce immobili pubblici, ecco perché – è una delle ipotesi – il giudice Beatrice Dani ha cambiato il capo d’imputazione in truffa ai danni dello Stato. «Tra novanta giorni arriveranno le motivazioni e questo aspetto – concludono i legali – sarà chiarito».
Il pubblico ministero Luca Masini ha impiegato tre ore di requisitoria, ieri mattina, per ripercorrere l’indagine al termine della quale aveva chiesto pene complessive che sfioravano i sette anni. Al centro dell’inchiesta c’è la madre di Alessandro, assegnataria dell'alloggio popolare. Dal 2005 al 2007 avrebbe presentato a Casalp dichiarazioni non vere sul numero dei componenti del nucleo familiare e sul reddito. Nei due anni successivi, invece, vale a dire fino al 20 agosto 2009, data dell'ultima autocertificazione presentata, avrebbe abitato non nella casa popolare, ma in un appartamento del marito da cui formalmente era invece separata dal 2002, sul viale Nazario Sauro.
In questo modo, secondo l'inchiesta della guardia di Finanza, la famiglia avrebbe mantenuto l’alloggio che è stato anche utilizzato come sede legale di una società di Alessandro Lucarelli, la Mac srl. «In quell'appartamento c'è la storia della nostra famiglia e i nostri affetti», avevano fatto sapere all'indomani dell'inchiesta i Lucarelli, titolari della casa a partire dal 1986. Al termine dell’udienza di rinvio a giudizio, nel dicembre scorso, era stato lo stesso difensore a parlare del procedimento penale in corso come di «un equivoco, un grande abbaglio» e dicendosi «assolutamente tranquillo perché finirà tutto in una bolla di sapone». Molto probabilmente sarà necessario un’altra sfida, in Appello, per mettere fine a questa partita tra la famiglia Lucarelli e la Giustizia.
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