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Defibrillatore, caos, ambulanze: tutti i dubbi sui soccorsi

Defibrillatore, caos, ambulanze: tutti i dubbi sui soccorsi

Secondo un volontario della misericordia, il dottor Porcellini avrebbe deciso di non usare il defibrillatore. E spunta un altro mezzo di soccorso che, però, era chiuso a chiave

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Mentre il corpo di Piermario Morosini è arrivato a Bergamo, dove è stata allestita la camera ardente e dove giovedì saranno celebrati i funerali, l’attenzione si sposta inesorabilmente sull’inchiesta che al Procura diPescara sta conducendo sulla morte del 26enne calciatore amaranto.

Tutto è accaduto, come si vede in un filmato di Sky già acquisito agli atti, in sei minuti e 24 secondi. Il tempo che intercorre fra la caduta fatale di Piermario Morosini sul prato dello stadio di Pescara e la partenza disperata dell’ambulanza a sirena spiegata verso il pronto soccorso dell’ospedale Santo Spirito.

I soccorsi. Mentre l’arbitro non si era ancora accorto del giocatore a terra, dalla panchina del Pescara, lì vicino, si fiondava in campo il massaggiatore della squadra abruzzese Claudio D’Arcangelo, seguito dal medico amaranto Manlio Porcellini e da quello del Pescara Ernesto Sabatini. Contemporaneamente dalla tribuna scendeva giù anche il primario di cardiologia dell’ospedale, Leonardo Paloscia, abbonato da tanti anni e che si era accorto della gravità della situazione. Un volontario della Misericordia, presente a bordo campo, portava come da procedura ai soccorritori il defibrillatore acceso e pronto per l’uso. Marco Di Francesco, questo il suo nome, ha raccontato il particolare a Rete8, una tv locale, affermando che sarebbe stato il medico del Livorno a decidere di non utilizzarlo. «Eppure – sono parole di Di Francesco – durante il massaggio cardiaco il ragazzo presentava un polso carotideo e sputava la cannula di Gedel, quindi era ancora vivo...». Parole che cozzano con quelle rilasciate dallo stesso professor Paloscia dopo la morte di Morosini (dichiarata alle 16,44 di sabato): «Io dagli spalti non potevo vedere, quando sono sceso in campo il giocatore stava per essere caricato sull’ambulanza, dove sono salito insieme al collega del 118. Non posso dire se il defibrillatore, utilizzato subito, che cosa avrebbe prodotto».

La confusione. Morosini si poteva salvare? Questo è un dubbio che solo l’autopsia potrà chiarire. Di certo nei primi soccorsi molto ha pesato la confusione che c’è su chi è responsabile dell’assistenza sanitaria allo stadio. Da una parte esiste la convenzione con la Asl sventolata dal presidente del Pescara, Daniele Sebastiani, secondo cui dal 12 gennaio 2012 e per tutto il campionato la Asl stessa si impegna per la fornitura di assistenza sanitaria e di emergenza ai giocatori e agli spettatori durante le partite di calcio della prima squadra e del settore giovanile. Dall’altro c’è il personale del 118 che non ne sa nulla, fermo alla convenzione con cui alla Asl è affidata solo l’assistenza al pubblico attraverso l’infermeria, mentre quella in campo è a carico dei medici delle squadre. È poi emerso che c’era anche un’altra ambulanza, della Croce Rossa, inutilizzabile perché era chiusa a chiave e in quei momenti concitati l’autista non si trovava. Da questo mezzo è stata presa la barella che, però, non era adatta al mezzo del 118: per questo è stato necessario un ulteriore trasbordo prima della corsa, inutile, all’ospedale.

Ai funerali.Due pullman di tifosi del Livorno partiranno domani per Bergamo per assistere ai funerali del giovane calciatore Piermario Morosini, morto sabato scorso in campo a Pescara. Al seguito dovrebbero partire anche diverse auto private e un pullman da nove posti organizzato dal Club il Porto.

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