Toscana
«Buon viaggio Piermario Questa città ti ha amato»
Il vescovo Giusti ha avuto parole semplici e commosse per il giovane «Ora puoi andare, accompagnato da tutta la nostra gratitudine»
LIVORNO. Un discorso breve, da stadio. Monsignor Simone Giusti, il vescovo, accompagnato dal vicario mons. Paolo Razzauti, ha benedetto ieri la salma di Piermario Morosini prima della partenza del feretro verso Bergamo dove domani si terranno i funerali. Un religioso silenzio per un funerale laico. Dentro un “Picchi” riempito da ottomila persone in un martedì qualunque. Tutti commossi, muti, non volava una mosca. Una grande dimostrazione di maturità, come, quando vuole, Livorno sa dare. E questa era un’occasione da non perdere. E’ stato un abbraccio forte, intenso, intriso di significati. «Noi siamo nati per vivere – ha detto il vescovo - nati per la vita e non per la morte. Solo con l’amore si può vincere la morte e quindi accogliere e accettare la sofferenza. Piermario, in coloro che hai amato tu sei vivo per sempre, in coloro che hai amato tu sarai per sempre. E ora tu raggiungerai i tuoi cari, salutato anche da questa città che ti ha apprezzato e voluto bene. Vai, accompagnato da tutta la nostra gratitudine. Buon viaggio».
Un messaggio di commiato pieno di speranza, più che di dolore. La certezza, per un credente come è stato Piermario Morosini, che una volta superata la morte saremo tutti uniti per l’eternità. Monsignor Giusti ha pronunciato queste brevi parole in un’atmosfera di raccoglimento assoluto. E alla fine, al momento di benedire la salma, il segno della croce è stato qualcosa che ha unito anche i non credenti. Seguito da un applauso lunghissimo, incessante, prolungato fino al momento di veder uscire uscire dallo stadio quella Mercedes metallizzata con le spoglie del “Moro”. Il coronamento più bello a una cerimonia asciutta, composta, misurata. Senza retorica e senza eccessi. Semplice ma al tempo stesso bellissima.
Conclusa da un coro “Forza ragazzi” partito veramente dal cuore, mentre quei giocatori tutti vestiti con la maglia amaranto numero 25 scendevano la scaletta verso gli spogliatoi a capo chino, scossi e con gli occhi lucidi per aver perso un grande compagno. «Ma lo porterò sempre con me», aveva detto Simone Barone a nome di tutti. Perché uno come il “Moro” non si dimentica. E dalla prossima partita ognuno giocherà anche con il compagno dentro.
Dalle 14,50 alle 15,04 Livorno ha salutato il suo Piermario Morosini nel modo più giusto, e anche il momento dedicato alla religiosità si è fuso degnamente nel contesto di un pomeriggio dominato dal rispetto, dalla voglia di esserci, da lacrime e commozione che non avevano età. Il feretro del calciatore poi è partito alla volta della sua Bergamo, nel quartiere Monterosso, ai piedi delle colline, dove “Moro” era cresciuto e aveva tirato i primi calci al pallone, prima di essere notato dall’Atalanta, cominciando la sua scalata verso il grande calcio, culminata nel passaggio all’Udinese e nella convocazione per tutte le Nazionali giovanili fino all’Under 21 di Casiraghi. Un passaggio dallo stadio, poi il trasporto nella chiesa del quartiere dove la famiglia Morosini aveva ancora casa. Il “Moro” era molto conosciuto nel quartiere e soprattutto all’oratorio, che aveva continuato a frequentare anche dopo i suoi trasferimenti in giro per l’Italia.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
