Gioco
Livorno, l’allenamento più triste
Il dolore di Madonna, il silenzio dei calciatori sotto la pioggia e un grande vuoto sul campo di Tirrenia
LIVORNO. Piove e non vuole saperne di smettere. Piange il cielo sopra il Livorno. Difficile darsi pace. Eppure questo lunedì così triste e così diverso da tutti gli altri, faticosamente, deve sancire la ripresa della vita di sempre. Una quotidianità stravolta, come le facce dei giocatori che arrivano alla spicciolata. Luci, Barone, Schiattarella, Lambrughi, Filkor, poi tutti gli altri.
Nessuna voglia di parlare. Le loro auto entrano nella struttura del Centro Coni e dribblano i giornalisti. I tifosi no. Non ci sono. Il loro quartier generale è quello consueto: lo stadio.
Il dolore dell'allenatore. Le ultime immagini di Armando Madonna sono due. La prima, quando il dramma non si era ancora consumato è quella di un allenatore che dirige la sua squadra avanti di due gol su un campo difficile come quello di Pescara. Si toglie gli occhiali. Se li rimette e dispensa consigli. La seconda ci consegna un uomo in lacrime, stralunato. Sconvolto perché il cielo gli sta risucchiando un giocatore che per lui è come un figlio. Poi più nulla. Un sabato notte insonne. Una domenica infernale, chiuso nel suo dolore. Morosini aveva la stessa età di suo figlio Nicola con cui lo sfortunato centrocampista era cresciuto calcisticamente e non solo. E poi il mister e Piermario sono nati entrambi il 5 luglio. Il senso di vuoto è insopportabile. L'altro ieri Madonna, affranto, è stato raggiunto dalla moglie. Un sostegno denso d'amore vero e di umanità.
Anche ieri ha fatto una fatica incredibile a dirigere l’allenamento. Difficile chiedere concentrazione quando senti intorno a te solo un grande senso di vuoto.
La squadra. Già, il senso di vuoto, l'assenza di Piermario. Il primo allenamento dopo la tragedia è durissimo perché il dolore annebbia le idee e appesantisce le gambe molto più del terreno di gioco intriso di una pioggia torrenziale.
I ragazzi, un gruppo giovane (età media 24 anni) ricevono la visita dei massimi dirigenti. Oltre al presidente Spinelli e al suo vice Siri, c'è pure il responsabile dell'area tecnica Attilio Perotti. Tutti prendono la parola. E anche Madonna, prima di entrare in campo, parla ai suoi ragazzi. Il Livorno c'è. La bandiera è a mezz'asta, ma vuole tornare di nuovo in cima al pennone
Orgoglio amaranto. A fine seduta torna a parlare Simone Barone. Non ha i galloni del capitano, ma è il leader di questo gruppo, per esperienza e motivi anagrafici. È in compagnia di Mirko Pieri, un altro veterano. Ribadisce concetti già espressi: «Siamo qui per ricordare Piermario. Personalmente sono orgoglioso di averlo conosciuto e di essere stato suo compagno di squadra».
Un pensiero va pure ai tifosi: «La città ci è vicina. Abbiamo avvertito la partecipazione con cui ha vissuto insieme a noi questo dramma. Non posso certo dire che cosa mi aspetto da loro per domani (oggi) quando Piermario sarà allo stadio per l'ultima volta».
Infine il campione del mondo e di umanità ringrazia il presidente: «La sua presenza alla ripresa degli allenamenti è stata molto importante».
Allegri allo stadio. Intanto per tutto il pomeriggio è proseguita la mesta processione di tifosi allo stadio incuranti della pioggia. Alle sette di sera è sbucato su piazzale Montello anche Massimiliano Allegri. Il tecnico del Milan ha così reso omaggio a Piermario Morosini, che perso la vita indossando la maglia che il popolare “Acciuga” ama più di ogni altra.
«Sono venuto a casa e sono capitato nei giorni di questa tragedia che ci ha colpito tutti profondamente. Non ci sono parole, il silenzio penso sia la cosa migliore. Giusto fermarsi? E' stata una decisione importante, è successo tutto all'improvviso, un ragazzo così giovane, giusto fermare il campionato».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
