Gioco
I grillini preparano la guerra ai partiti e puntano al Comune
Il Movimento 5 Stelle vuole mettersi in corsa per il 2014 «Noi antipolitica? Pensino invece ai loro scandali»
LIVORNO. Uno è cassaintegrato in un’azienda che si occupa di raccolta differenziata, l’altro gestisce un bar oltre il confine pisano, la terza suona il contrabbasso, fa la supplente in un liceo del nord e dice di provare a lottare con la bestia del precariato sia nel mondo dello spettacolo che in quello della scuola. Ecco l’identikit livornese del Movimento 5 Stelle, la creatura di Beppe Grillo che in questi giorni di campagna elettorale in giro per l’Italia sta scatenando le reazioni dei partiti tradizionali.
Dopo il pienone a Genova - dove il comico se l’è presa ancora una volta con tutto e con tutti - sono arrivate le parole taglienti del segretario del Pd, Pierluigi Bersani: «Abbiamo in giro molti apprendisti stregoni che sollevano un vento cattivo, di antipolitica...». Parole che un po’ di preoccupazione, forse, la tradiscono. Perché se i sondaggi dicono la verità, tra gli elettori dello Stivale le stelle di Grillo stanno crescendo insieme agli scandali sui rimborsi pubblici e alla sfiducia nei partiti. E mentre in Toscana, nei comuni dove il 6 e 7 maggio si rinnoveranno i consigli, è iniziata la corsa dei candidati grillini, a Livorno il movimento nato dal Meetup del comico genovese ha iniziato a mettere insieme i pezzi per provare a presentare lista e candidato alle prossime comunali.
Primo passo da oggi con due petizioni aperte all’Urp del Comune per l’abolizione del quorum nei referendum e un taglio netto alle indennità di assessori e consiglieri regionali (nel box a lato).
Obiettivo 2014. «Siamo un cantiere aperto», ripete Andrea Morini, 42 anni. Insieme a Stella Sorgente (29), Christian Balloni (35) e un piccolo gruppo di attivisti, nel 2010 ha dato gambe alla versione livornese del movimento. «L’obiettivo – rivela – è riuscire a presentarci da soli alle prossime amministrative: nessuna alleanza con liste civiche né, ovviamente, partiti». «Questa volta ce la possiamo fare – gli fa eco Sorgente – siamo ancora pochi, inutile girarci intorno, ma il movimento sta crescendo. Siamo partiti in tre, oggi ci ritroviamo anche in trenta».
Riunioni in carrozzeria. I numeri sono bassi: 54 “mi piace” cliccati sulla bacheca Facebook, una decina di attivisti in senso stretto e una trentina di persone che partecipano alle riunioni. Quelle non si fanno in grandi sedi e neppure in piccole sezioni di quartiere. «Ci riuniamo in una carrozzeria a sud della città – racconta Morini – non lasciatevi ingannare, è pulitissima, sembra quasi una pasticceria. Una sede vera ci istituzionalizzerebbe troppo...». In questo angolo di politica si diffida dello «schema-partito», si grida contro i finanziamenti pubblici, si parla e si riparla di «democrazia partecipata». È di sabato scorso, ad esempio, la presentazione in via della Madonna del libro-denuncia “Partiti Spa”, di Paolo Bracalini, organizzata proprio dai grillini.
Frattura con Cannito. A Livorno la prima esperienza targata Grillo si ha tra il 2006 e il 2007 col cosiddetto Meetup. Alle elezioni del 2009 i grillini, che non hanno abbastanza numeri, confluiscono nella lista civica Città Diversa (che ha le 5 Stelle) e appoggiano Marco Cannito nella corsa a sindaco. A Livorno arriva anche Beppe Grillo che riempie piazza Cavallotti. Alla fine la compagine di Cannito prende oltre il 9 per cento e in consiglio comunale entra anche Luano Fattorini. I rapporti con i grillini - il Movimento 5 Stelle nascerà poi nel 2010, dopo la “Woodstock” di Cesena – si guastano però quasi subito. «Certi attacchi forsennati e violenti di Grillo – si limita a dire oggi Cannito – ci lasciano freddi, mentre ci sono altre battaglie, ad esempio quelle sulle energie alternative e sui finanziamenti pubblici ai partiti, che condividiamo». Sorgente è telegrafica: «A quanto ci risulta Cannito ha intenzione di ricandidarsi, mentre Grillo ha sempre sottolineato che i politici non possono restare sulla poltrona per più di due mandati». Così ecco la sfida: provare a correre da soli, distanti da tutti, «anche da Idv, perché nonostante la condivisione di qualche battaglia, siamo troppo distanti».
Identikit. Ma la rete livornese è davvero organizzata o esiste solo qualche carta in ordine sparso? Di sicuro ci sono facce che vengono da mondi diversi. Morini è cassaintegrato alla Tred: giocatore «occasionale» di pallacanestro, volontario di Ecomondo e di Legambiente, un «quasi vegetariano che ogni tanto si concede il pesce». Nel suo passato c’è un’esperienza come consigliere eletto in circoscrizione 2 tra le file dei Verdi. Dai Verdi arriva anche Sorgente: lasciò il partito quando decise di appoggiare Rossi alle regionali e fondò i Cittadini Ecologisti insieme a Stefano Romboli: «Ma avevo bisogno di un riferimento nazionale e col tempo mi sono avvicinata al Movimento 5 Stelle». È diplomata al Mascagni, suona con i Mandrake, è insegnante di contrabbasso in un liceo di Udine: «Supplenza fino al 30 giugno, la Toscana non mi offriva niente». Balloni, invece, ha un bar a Pisa: è il primo dei non eletti in Comune tra le file di Cannito. Racconta della sua licenza media e «del mondo che mi si è aperto quando ho comprato il computer, ho iniziato a navigare su Internet e a seguire Grillo: dobbiamo dare tutti un contributo, anche se non siamo politici di professione».
Puntiamo sull’ambiente. Il tema dell’energia, dei rifiuti e dell’ambiente è forse l’unico vero filo che lega queste storie diverse e quello su cui il movimento dice di puntare in vista delle amministrative. «Il consiglio comunale – ripete Morini – ha sposato la delibera rifiuti zero, ma poi la raccolta differenziata non si fa e si progettano maxi-inceneritori. Le energie verdi potrebbero creare nuovi posti di lavoro». «Negli anni – gli fa eco Sorgente – come ambientalisti non siamo sempre riusciti a vincere, basti pensare al rigassificatore. Ma ci sono anche battaglie che hanno dato i loro frutti, come quella al Limoncino. La cittadinanza attiva può anche vincere».
Non sarà solo antipolitica? «È una parola creata ad arte – controbattono – dai partiti egemoni: si preferisce sminuire il fenomeno invece di parlare di attivismo. Lasciamo giudicare alla gente – schiudono – se la vera antipolitica sono le nostre battaglie o gli scandali che stanno scoppiando sui rimborsi pubblici ai partiti, sia a destra che a sinistra».
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