Gioco
L’esercito degli sportivi senza certificato
Nuoto libero e palestra: migliaia di livornesi ogni giorno testano il proprio fisico rischiando. Ma per gli atleti serve l’idoneità
LIVORNO. C’è sport e sport. C’è quello che mette in conto gare, tornei incontri - tecnicamente attività agonistica - che prevede una tutela serrata (anche se non sempre sufficiente) di atleti e società attraverso la certificazione dell’idoneità sportiva. Poi c’è quello che si fa nelle palestre, nelle piscine, sul lungomare - in due parole attività ludico motoria - e basta fare qualche telefonata a gestori delle strutture e iscritti per scoprire che magari fatica e rischi sono simili, ma per fare l’iscrizione non serve neppure il certificato del medico.
Il caso paradossale lo raccontano i titolari di una nota palestra della città, che dopo un controllo nei Nas (seguito da una multa salata) hanno deciso di non chiedere più la certificazione medica. La multa, raccontano, sarebbe arrivata per l’abitudine di archiviare con cura i certificati degli iscritti: «Violazione della privacy», gli avrebbero rimproverato. «Così da quel momento – fanno sapere – per tutelarci chiediamo ai nostri clienti di firmare un’autocertificazione che ci esoneri da eventuali responsabilità in caso di incidenti: per chi lo vuole è possibile fare una visita gratuita (compreso elettrocardiogramma) dal nostro medico interno. Lo raccomandiamo vivamente, ma a dire la verità non sono in molti a richiederla ...».
Così ecco che si può restare due ore al giorno sullo spinning o fare sedute non stop di body sculture senza che nessuno ci abbia obbligato a verificare se nel nostro corpo è tutto ok (non dovremmo comunque pensarci da soli?).
La conferma arriva da Marco Colombo, dell’Officina dello Sport, la società che gestisce le piscine livornesi. «Per tutto lo scorso anno e all’inizio di questo – spiega – abbiamo chiesto a chi si iscriveva al nuoto libero e ai corsi (esclusi, ovviamente, quelli a carattere agonistico, ndr) di portare il certificato del medico curante. Ma per una legge del 2005, trattandosi di attività ludico-motoria, il documento non è obbligatorio e in molti ci facevano storie. Così oggi non lo chiediamo più».
«L’unico modo per tutelarci – riprende il dirigente – è dimostrare di avere fatto tutto il possibile in caso di incidenti». Ecco perché, ad esempio, «anche se non è obbligatorio (neppure quello!) abbiamo comprato il defibrillatore e i dipendenti fanno corsi periodici sulla sicurezza». Una situazione che preoccupa gli stessi addetti ai lavori, «perché il confine delle responsabilità è sempre molto labile e comunque ci sono attività che pur non essendo agonistiche possono risultare stressanti per il fisico».
Capitolo a parte per le società sportive e per gli atleti che fanno le gare. La stragrande maggioranza - conferma il vicepresidente del Coni, Mario Tinghi – chiede il certificato che attesta la "sana e robusta costituzione fisica" al momento dell'iscrizione. «In caso di attività agonistica – spiega – è obbligatoria anche l’idoneità: per i nuovi agonisti bisogna prendere l'appuntamento e fare la prima visita, per i "veterani" l’idoneità va rinnovata di anno in anno». Va detto che in materia di agonismo ogni federazione si dà regole diverse: nel pattinaggio si è atleti a tutti gli effetti già a 8 anni (quindi la visita è obbligatoria a partire da quell'età), mentre nell'hockey ne servono almeno 10.
In realtà oggi i bambini che non sono ancora in età agonistica e quindi fanno solo attività motoria potrebbero anche iscriversi senza il certificato del pediatra. A dirlo, come confermano dal Coni, sarebbe una circolare della Regione Toscana. «Ma di fatto – assicura Tinghi – per tutelare sé stesse e i piccoli atleti le società richiedono sempre il foglio del pediatra». Foglio che invece, fa sapere, «non è più richiesto nella ginnastica per anziani».
Juna Goti
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
