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Radar e rilevatori: così la navigazione diventerà più sicura

di Antonio Valentini
Radar e rilevatori: così la navigazione diventerà più sicura

«Ma è difficile controllare le navi come si fa con gli aerei». La Regione propone il parco marino nell’arcipelago

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ISOLA DEL GIGLIO. L’ideale sarebbe controllare le rotte delle navi come quelle degli aerei, senza perderle di vista neppure nei viaggi più lunghi. Tenerle d’occhio di continuo, quando si spostano e quando sversano di tutto nel mare in cui navigano, poco importa se nel triangolo pregiato del “Santuario dei cetacei”, lo specchio d’acqua su cui si affacciano Toscana, Liguria e Corsica. Uno scenario semplicemente perfetto quello della sorveglianza costante, al quale però si è pensato a singhiozzo fino a ieri, fino al convegno sulla sicurezza in mare promosso dalla Regione a Giglio Castello.

Cinque punti. Per rendere la navigazione più sicura e compatibile con l’ambiente, il governatore Enrico Rossi ha articolato una proposta a 360 gradi inquadrandola nell’idea di un parco marino coincidente con l’arcipelago toscano. Al primo punto sta l’esigenza di una normativa europea sulla raccolta dei rifiuti e la depurazione dei reflui, seguita da un sistema di controllo per le navi simile a quello utilizzato dagli aerei per ridurre la discrezionalità dei comandanti, collegato a un circuito integrato di radar, sensori e satelliti. Infine, una sinergia con tutte le autorità di controllo e la costituzione di un fondo europeo per investire in sicurezza.

«Abbiamo preso a modello l’esperienza delle Bocche di Bonifacio», ha detto il governatore. Vale a dire un alto livello di tutela ambientale, supportato dal controllo ottenuto incrociando le rotte seguite e le condizioni meteo-marine, presupposto di ogni navigazione sicura.

Radar e rilevatori meteo. I dati del Lamma non ammettono dubbi: il 17 dicembre le onde al largo di Gorgona hanno raggiunto picchi di 5-6 metri. Difficile, in quelle condizioni, che il carico di fusti tossici sul cargo Venezia si mantenesse stabile. Perché il comandante non ha gettato l’ancora in un luogo sicuro, benché l’allerta meteo fosse scattata 48 ore prima? Ignorava le previsioni o si è messo in viaggio per rispettare i tempi di consegna, provocando così un disastro ambientale? È un caso di scuola, che va ad aggiungersi a quello ancora da chiarire della Concordia. Entrambi rendono stringente la necessità di un sistema operativo di sorveglianza. «Anche al Giglio installeremo un radar – ha spiegato Bernardo Gozzini, responsabile scientifico del Lamma – capace di rilevare onde, correnti e di monitorare il passaggio delle navi». Il sistema sarà esteso alle isole dell’arcipelago e ciascuna di esse disporrà di un rilevatore in modo da coprire tutto lo specchio fino alla Corsica. L’apparato sarà integrato da boe e alianti sottomarini, per una spesa complessiva da cinque a dieci milioni.

Il parco marino. «La rete s’integrerà con quella della capitaneria», ha sottolineato Enrico Rossi annunciando il proposito di trasformare il parco dell’arcipelago in parco marino. Sarà tutelato come ogni altra area protetta, benché i dettagli siano da definire. La proposta farà discutere, ma il governatore ha già chiarito di voler garantire traffici, portualità e navigazione da diporto, inibendo però gli scarichi selvaggi che ammorbano le spiagge. E quanto accaduto ieri mattina davanti alla costa occidentale del Giglio, a poca distanza da Campese, ha rafforzato la necessità di rimboccarsi le maniche: «E’ un episodio emblematico dell’anarchia che regna nel settore – ha commentato Rossi -: la nave russa si è avvicinata a 500 metri dalla costa, ignorando le prescrizioni che prevedono una fascia di rispetto pari a due miglia».

Il rischio zero non c’è. Il Lamma e la protezione civile analizzeranno i dati rilevati dal sistema radar regionale, secondo un meccanismo che dovrà integrarsi, e non sovrapporsi, con quello della capitaneria. L’ammiraglio Ilarione Dell’Anna, comandante del porto di Livorno, ha infatti chiarito che entro la fine del 2012 sarà ultimata l’installazione del sistema Vts, che consentirà un monitoraggio in tempo reale della navigazione nelle acque antistanti la Toscana: «In Puglia è attivo, in Liguria ultimato. Qui siamo a buon punto. Una cosa però va chiarita: sicurezza vuol dire tranquillità, ma il rischio zero non esiste». Neppure sulle più innovative navi da crociera, con la vicenda della Concordia a riproporre in pieno il tema della discrezionalità del comandante a sviare dalla rotta prefissata. Roberto Martinoli, delegato per l’Italia dell’European cruise council, è aperto al confronto: «Non è possibile eliminare del tutto l’intervento umano, ma parliamone. Certo, c’è la Concordia: se però le norme di navigazione fossero state seguite, la nave non sarebbe nella posizione in cui si trova».

Mare senza confini. Il vero ostacolo è che ogni norma restrittiva sull’autonomia nelle rotte va concertata a livello internazionale. Anzi, globale, ha detto il contrammiraglio Cristiano Aliperta che al Giglio rappresentava l’Aimo, l’agenzia dell’Onu per la navigazione: «Le idee sono sempre utili, si tratta di capire se sono percorribili. Non mi pare che estendere all’acqua i controlli fatti in aria sia un’operazione semplice o immediata»”. La presenza di una delegazione delle 140 vittime del Moby ha però dato vigore all’idea che si deve fare in fretta, visto il gran numero di disastri consumati davanti alla Toscana. E che dunque serve una regolamentazione capillare, benché il decreto-rotte – ha spiegato Renato Grimaldi del ministero dell’ambiente – sia già stato pubblicato il 7 marzo sulla Gazzetta ufficiale: «Le navi non possono avvicinarsi a meno di due miglia dalla costa. Spetterà alle capitanerie emanare i decreti attuativi». Un’occasione da non perdere per rimettere in ordine la navigazione nell’arcipelago toscano, che talvolta richiama una tangenziale, solcato com’è di continuo da navi di ogni ordine e grandezza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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