Gioco
Quando la porta era sbarrata dal “generale della tessera”
di CRISTIANA GRASSO Sarà pur vero che tessere e biglietti, colpevolmente cartacei, sono ormai stati fagocitati dalle brillanti nuove tecnologie anche in questo angolo piuttosto depresso di vecchia...
di CRISTIANA GRASSO
Sarà pur vero che tessere e biglietti, colpevolmente cartacei, sono ormai stati fagocitati dalle brillanti nuove tecnologie anche in questo angolo piuttosto depresso di vecchia Europa, nelle nostre palestre di provincia e praticamente in tutti gli stabilimenti balneari cittadini. Ma i Pancaldi no, non dovevano cedere alle lusinghe del nuovo che avanza. E già si spezzano cuori e memorie all’idea di un tornello che obbligherà le ghiacciaine a passare una alla volta, i bambini a dividersi dalle mamme almeno per un lungo secondo, e che orrore quel chip uguale a tanti altri che apre le porte del paradiso di mare e cemento per generazioni simbolo dello stile di vita labronico. Mare, ribotte e illusione di libertà. Ora quel chip che, roba da fantascienza, contiene implacabile persino la nostra foto e la svela sullo schermo di sconosciuti controllori, cancella simbolicamente decenni di gozzovigliamenti pancaldini e quelle atmosfere un po’ retrò, da boom economico e balli sul mattone, che lo stabilimento più antico aveva miracolosamente e involontariamente conservato. Anche dopo la fine dell’ombrellone di casa (ciascuno poteva portare il suo corredo, tavoli compresi, e pagava solo il posto), l’eliminazione dei “giochini” vicino all’entrata e il silenzioso ciabattare delle infradito che ha sostituito il fracasso degli zoccoli dei ragazzi di altri tempi, i Pancaldi restavano sempre speciali, un luogo altro, direttamente sulla strada più trafficata eppure separato dal resto del mondo. Con le sue regole (i medici che non pagano ma devono prestare soccorso quando l’altoparlante chiama o la distribuzione dei turni del gabbione), i suoi riti (il tuffo obbligato nel bozzo), il suo odore che non si può spiegare perché è semplicemente odore di Pancaldi. Il chip, gelido e banale, non si addice a questo mondo, porto franco dove si vive tutto il giorno praticamente in mutande.
E quanta nostalgia per ’“l’omino della porta” ma soprattutto per l’inflessibile “generale della tessera” (un austero signore, d’inverno “maschera” alla Gran Guardia): stava all’ingresso, ingannarlo per entrare da portoghesi con le più fantasiose bugie era una sfida, quasi sempre persa.
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